History of Pink Floyd Ch.3

The piper at the gates of down La scalata al successo era ormai avviata, la notorietà raggiunta, ma sta accadendo che un fattore imprevedibile potesse rovinare anni di lavoro e sacrifici: Syd. Esaurito sia mentalmente che fisicamente e sempre più attanagliato da sintomi di paranoia, Syd si rifugia per qualche tempo nella casa materna a Cambridge. Il loro manager attuale, Andrew King, è costretto ad annullare tutte le date in programma del mese di agosto. Il resto del gruppo, facendo quadrato intorno a se stessi, decidono di tentare di recuperare Syd e l’unica strada percorribile era quella di entrare al più presto in una sala di registrazione, lontani dal pubblico che era anche la cosa che Syd amava di più. Tale prospettiva sembrava attirare molto l’attenzione di Barrett anche perché dalla casa discografica giungevano pressioni circa l’uscita del loro primo Album. Nessuno sapeva se egli sarebbe arrivato con i brani da incidere o li avrebbe scritti direttamente in sala, ma la grande vena creativa di Syd era una garanzia, tant’è che scrisse e compose alcuni brani molto velocemente, come per incanto li nello studio. Il 5 agosto esce finalmente sul mercato il loro primo album The Piper at the gates of down che ben presto si piazza al sesto posto delle classifiche inglesi mantenendo tale posizione per sette settimane e preceduto da album quali Sergeant Pepper dei Beatles e Are you experienced? Di Jimi Hendrix. Il disco non delude i suoi fans, anzi li ripaga ampiamente per la fiducia accordata. Si apre con Astronomy Domine, forse il maggior contributo che il rock abbia dato alla fantascienza, rappresenterà per molto tempo la vera immagine dei PINK FLOYD e sarà sempre usato nei loro primi concerti. Interstellar Overdrive che già suonavano da un po’ di tempo nelle loro esibizioni dal vivo e dove viene usata la tecnica del Phasing integrando la chitarra di Syd, precisa, tirata con le tastiere di Rick Wright che in questa parte trova la sua giusta dimensione. Gli strumenti che passano da un canale all’altro determinano un ascolto visivo ed anche se le canzoni di Syd avevano delle strutture abbastanza semplici, egli le missava in modo violento abbassando ed alzando i cursori della consolle apparentemente in modo casuale, ma ottenendo sempre dei risultati fenomenali. Come un pittore che non fa nulla se non in maniera artistica, un creatore al 100% e sempre molto esigente in particolare con se stesso. The piper at the gates of down può considerarsi un disco esclusivamente di Syd Barrett, ideato, scritto e diretto in modo estremamente lucido e creativo, in grado di evocare emozioni e provocare ammirazione, che si stacca dai consueti schemi degli altri gruppi psichedelici del tempo. Il successo della relativa turnèe inglese, apre le porte al più vasto mercato americano anche se di per se il più chiuso, strettamente legato alle loro radici e mai i PINK FLOYD avrebbero potuto ottenere l’ok dei produttori americani se non avessero avuto come precursori d’oltreoceano i Beatles. Il 24 ottobre inizia la turnèe americana scegliendo la Weast Coast patria del movimento psichedelico locale. Si parte da San Francisco dove suonano per 3 giorni, ma la musica che i giovani americani ascoltavano è senz’altro diversa, il linguaggio molto più duro e violento e l’impatto non è dei più felici. Inoltre Syd sale sul palco sempre più sballato e questa turnèe americana sarà significativa solo per il costante deperimento fisico e mentale del loro leader. Invitati ad uno show televisivo molto in voga in America Syd fa scena muta alle domande dell’intervistatore ed al momento di mimare l’esecuzione di See Emily play, resta completamente immobile con le labbra chiuse. Vengono annullate tutte le date e dopo appena 8 giorni i PINK FLOYD tornano a Londra dove continuano a suonare in diversi spettacoli. Syd spesso non saliva neanche sul palco, sostituito all’ultimo minuto e lo si trovava a vagare senza meta per la città o restava chiuso dentro il pullman immobile e fisso negli occhi, le poche volte che saliva sul palco restava totalmente immobile o suonava sempre lo stesso accordo. Questo è il periodo più nero per i PINK FLOYD, esce   un altro 45 giri Apples and Oranges che passa totalmente inosservato. Syd si estranea completamente dal gruppo, smette di comporre e trascorre quasi tutto il tempo barricato dentro casa. “E’ un terribile errore andare avanti così: Syd è totalmente incapace di lavorare con il gruppo” sostenne Roger Waters ed all’inizio del 1968 Waters, Mason e Wright decidono di trovare un cantante chitarrista che potesse rimpiazzare Syd Barrett. David Gilmour è nato a Cambridge il 6 marzo 1946. Scopre la chitarra a 15 anni e comincia a seguire alcuni corsi di solfeggio. Quando i suoi genitori si trasferiscono negli Stati Uniti, David va a vivere a Parigi ed in Francia fonda il suo primo gruppo, i Flowers. Tornato a Cambridge crea un nuovo gruppo, i Jockers Wild, con cui però non ha grossa fortuna. Quando Roger Waters gli telefona per proporgli di entrare nei PINK FLOYD, David non ha un attimo di esitazione e rispose di si.   Related posts: History of Pink Floyd Ch.1 History of Pink Floyd Ch.2 History of Pink Floyd Ch.4 History of Pink Floyd Ch.5 History of Pink Floyd Ch.6

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