Apparizioni e rivelazioni

Il 13 maggio 1917, mentre pascolavano un piccolo gregge a Cova da Iria, presso Fatima (diocesi di Leiria – Portogallo), Lucia dos Santos di 10 anni, e i suoi cuginetti Francesco di 9 anni e Giacinta Marto di 7 anni, videro una luce accecante. Pensando ad un lampo e all’approssimarsi di un temporale, fuggirono. Ma furono fermati da “una Signora più splendente del sole”, che reggeva tra le mani un rosario bianco. “Pregate e tornate qui ogni mese, per 5 mesi, il giorno 13” annunciò la Madonna. Il secondo consistette nelle seguenti parole della Madonna: “la Russia si convertirà”. I 2 annunci furono fatti durante l’apparizione del 13 luglio 1917, la terza delle sei succedutesi in quel terribile anno in cui infuriava su tutti i fronti d’Europa, la 1° guerra mondiale. Quello che comunemente viene citato come 3° segreto, in realtà è una parte molto ben celata del del secondo annuncio. Ma cosa dissero i pastorelli? Naturalmente raccontarono tutto . A cominciare dai loro genitori e dagli altri bambini del paese. La notizia si sparse,dapprima a Fatima poi nelle località vicine. Le apparizioni si susseguirono puntualmente il giorno 13 giugno ed il giorno 13 luglio. A questo punto, specie per l’annuncio di una seconda guerra ancora più terribile di quella in corso, la vicenda finì su tutti i giornali del mondo. Giornalisti arrivarono da ogni paese. I tre ragazzini furono sospettati di mentire, picchiati e persino arrestati. Il 13 agosto erano in prigione. La Madonna apparve loro mentre erano tornati a pascolare il giorno 19. Le ultime 2 apparizioni avvennero il 13 settembre ed il 13 ottobre. Quest’ultima di fronte a una moltitudine di ogni razza e lingua. Fu in questa circostanza che avvenne lo straordinario e terrificante “miracolo del sole”. Il miracolo del sole è importante perchè si verificò di fronte ai giornalisti di tutto il mondo, credenti e non, e tutti lo videro. La piccola Lucia dos Santos aveva più volte supplicato la Madonna di fare un miracolo per aiutarla a provare che lei e i suoi due cuginetti, Francesco e Giacinta Marto non mentivano quando raccontavano delle visioni. Ecco come lo descrisse l’insigne mariologo Joaquim Maria Alonso, laureato in teologia all’Università Gregoriana di Roma e perito del Concilio Vaticano II: Lucia indicò il sole istintivamente e gridò alla gente: “guardate il sole!” Fu allora che si produsse il miracolo promesso. Il cielo, che era rimasto coperto di nuvole nere, si aprì e apparve il sole. Questo prese forma e colore di un disco scuro e argentato che non feriva la vista. Allo stesso tempo iniziò a danzare vertiginosamente su se stesso, come una ruota di un fuoco d’artificio e per tre volte scese fino all’altezza dell’orizzonte, minacciando di cadere sopra la terra. Il sole proiettava i diversi colori dell’arcobaleno che si riflettevano nell’aria, terra, piante e persone. Lo spettacolo durò circa un quarto d’ora. La moltitudine assisteva terrorizzata: piangeva, gridava, invocava la misericordia di Dio e della Madonna e chiedeva perdono dei propri peccati. L’argomento tornò in prima pagina per la prematura morte dei fratellini Marto, Francesco il 4 aprile 1919 e Giacinta il 20 febbraio 1920 entrambi per una polmonite fulminante. Lucia si fece suora dorotea, venne inviata in Spagna, ebbe nuove visioni che riferì puntualmente all’autorità ecclesiastica. Il 13 giugno 1929, nel convento spagnolo di Tuy, la Madonna le disse: “E’ giunto il momento che il Santo Padre consacri solennemente la Russia al mio Cuore Immacolato affinchè essa non continui a spargere i suoi errori nel mondo”. Lucia riferì la richiesta della Vergine ai superiori ecclesiastici. Nel 1938 e nel 1941 fu richiesta dal suo Vescovo di scrivere le sue memorie, che vennero pubblicate. Dal 25 marzo 1948 è suora di clausura nel Carmelo di Coimbra. Related posts: The Beatles Genesis Rolling Stones La nascita dei Fasci Galeazzo Ciano
Historia de Fidel

Messico, 25 novembre 1956. E’ l’una e mezza di mattina. Il battello Gran-ma scalda i motori. A bordo 82 ribelli si scrutano in viso. Indossano la divisa verde oliva che ben presto diventerà celebre in tutto il mondo. E loro, come dirà Fidel Castro, saranno “liberi o martiri”. Quattro sono stranieri: l’Italiano Gino Donne, il messicano Guillen, il pilota dominicano Ramin Mejoas e l’argentino Ernesto Guevara. Piove a dirotto, ma il battello salpa ugualmente facendo rotta su Cuba. Tra il 1953 e il 1956 il Messico era diventato la base operativa del ” Movimento 26 luglio” in ricordo dell’assalto alla caserma Moncada del 1953: il primo attacco armato contro il dittatore Fulgencio Batista. Prima di rintanarsi in Messico, Fidel aveva percorso in lungo e in largo gli Stati Uniti per convincere gli esuli cubani ad aiutarlo: ha bisogno di tranquillizzare la borghesia sui suoi obiettivi e di ottenere aiuto finanziario. Ma il programma segreto di Fidel Castro va ben oltre il rovesciamento della dittatura di Batista: è la rivoluzione. Da Città del Messico, Vera Cruz, Jalapa, Victoria, in autobus e in nave, i ribelli raggiungono il punto d’imbarco. All’arrivo erano un centinaio: troppi. Soltanto 82 riescono a stiparsi nello scafo. Tra loro c’è anche Ernesto Guevara in qualità di medico ma con i grado di tenente. A quel tempo era già diventato il Che (parola argentina che significa “mio”). Il suo incontro con Fidel e con la rivoluzione, era avvenuto l’anno prima in Messico, nel piccolo appartamento della cubana Maria Antonia Gonzales, al 49 di via Emparan, dove gli venne presentato l’eroe della Moncada: un gigante alto un metro e novanta, sulla trentina, baffi, capelli neri lucidi e ondulati. Il Che con i suoi 27 anni e un metro e settantatre rimane impressionato. Ma anche Ernesto colpisce Fidel, che ha bisogno di autentici guerrieri per la sua rivoluzione. I due uomini parlano tutta la notte: Fidel spiega le condizioni inumane in cui versa la popolazione di Cuba elencando i problemi sociali, ed il Che, dopo aver conosciuto la realtà dell’America Latina e avere divorato gli scritti dei padri del comunismo Marx, Lenin, Mao risponde con una precisa analisi. Ed è così che all’alba Fidel decide di informarlo del suo progetto di spedizione armata su Cuba. Il giorno li sorprende ed arriva il momento di separarsi. I 2 si scambiano il tradizionale “abrazo” ed è l’inizio di un’amicizia che durerà fino alla morte. Ernesto Guevara, da poco padre di una bambina, Hildita, scrive alla moglie “ora per me è venuto il tempo di combattere, questa volta in un altro paese, un pezzo del nostro continente, per scacciare sfruttamento e miseria. Voglio costruire un mondo migliore nel quale tu vivrai”. Il gran-ma prende il largo. La mattina del 29 novembre naviga nel Mare dei Caraibi, non lontano dalle coste cubane. Navigando da 5 giorni le provviste si sono ormai prosciugate, le divise sono imbrattate di vomito e inzuppate di acqua salata. Lo sconforto è grande. Ernesto ha un improvviso attacco d’asma, di cui soffre da quando è piccolo, ma nella foga di partire ha lasciato a terra l’inalatore e il Ventolin, il farmaco contro l’asma. I lidi di Cuba non ancora si scorgono, quando finalmente, all’alba del 2 dicembre il Gran-ma entra nel golfo di Guacanaybo arenandosi nella palude di Belic, sulla spiaggia di Las-Coloradas. I ribelli devono abbandonare la nave entrando a piedi nella laguna, un inferno di zanzare, liane e foglie affilate per giungere alla fine sulla terraferma. All’appello mancano 8 uomini. “Non era stato uno sbarco, ma un naufragio” scrisse il Che sul suo diario. Prima di partire, Castro aveva inviato ad Arturo Duque de Estrada, suo referente a Cuba, questo telegramma: “Libri in ordinazione esauriti. Firmato: Edizioni Divulgazione”. Si intendeva dire che l’arrivo era previsto entro 5 giorni. E invece il viaggio era durato 7 giorni e sei ore e i cubani del movimento, stanchi di aspettare e timorosi di essere scoperti era tornati alla base. La carcassa del Gran-ma venne scoperta alle 6 del mattino di quel 2 dicembre , ma quando arrivarono gli aerei dell’esercito regolare a bombardare la zona, i guerriglieri erano già lontani. Rimasti soli, i futuri barbudos, con la barba che comincia ad essere lunga, sono allo sbaraglio. Si affidano ad una guida sconosciuta, certo Tato Vega. Scopriranno presto che si tratta di un traditore. Il 5 dicembre il gruppo di rivoluzionari, allo stremo e con le montagne della Sierra Maestra all’orizzonte, decide di accamparsi nei pressi di una piantagione chiamata Alegria del Pio. Neppure il tempo di riprendere fiato che vengono attaccati dall’esercito. Degli 82 salpati ne restano solo 16 e si rifugiano sulla Sierra Maestra, massiccio montuoso che si estende per 250 km da Cabo Cruz sino alla Baia di Guantanamo, che sarà presto teatro della rivoluzione. Un bollettino trionfale annuncia la morte di Fidel Castro e di suo fratello Raul e le operazioni militari vengono sospese, ma loro sono vivi ed a capo di quello sparuto gruppo di barbudos riuscirà a conquistare la fiducia dei guajiros della Sierra. Ormai i legami con i contadini sono anche di carattere economico. Sulla Sierra Maestra l’esercito di Fulgencio Batista, sostenuto dagli Stati Uniti, procede alla ceca, mentre boschi gole e grotte proteggono i guerriglieri. Fidel, dai microfoni di Radio Rebelde inizia a lanciare appelli al popolo cubano. La revolucion è iniziata. I continui successi della Sierra, anche se non sempre reali, danno risalto internazionale alla guerriglia e la CIA inizia a considerare opportuno stabilire contatti con gli insorti. Alla guerriglia sulla Sierra si aggiunge la lotta urbana condotta dai vari gruppi rivoluzionari. Per allontanare i sospetti di una rivoluzione comunista, Fidel rende noto il progetto di voler instaurare un governo provvisorio con alla presidenza il magistrato democratico Manuel Urrutia, garante degli interessi dei latifondisti e del grande capitale. Il presidente americano Eisenhower avvia un graduale disimpegno verso il sempre più impopolare Batista ed a metà marzo del 1958 vengono sospesi gli aiuti militari. Nell’agosto i ribelli decidono di passare all’assalto decisivo: la
Nostradamus, il profeta.

Nel 1503 nacque in Francia l’astrologo e medico Nostradamus, per alcuni chiaroveggente, per altri profeta. La sua opera principale fu pubblicata nel 1555 con il titolo ‘Le profezie’, e le sue parole hanno dato origine a innumerevoli interpretazioni sul futuro del mondo e dell’umanità. Ma perché la sua opera è diventata così famosa? Che cosa aveva di così speciale? Nel 1555 a Lione fu pubblicato un libro intitolato Le profezie di Michel Nostradamus. L’opera era composta da 353 quartine, poesie di quattro versi scritte in termini enigmatici che avevano lo scopo di annunciare gli eventi del prossimo futuro in Francia e in tutta Europa. Il successo delle Profezie fu spettacolare e diede al loro autore, un medico provenzale già noto per i suoi almanacchi, fama su scala europea. Soprattutto dopo che nel 1559 si verificò il tragico evento che Nostradamus aveva previsto nel 1555: la morte del re Enrico II nel corso di un torneo. Negli anni successivi Nostradamus avrebbe pubblicato edizioni successive delle sue Profezie, ogni volta ampliate con nuove quartine, tanto che l’ultima edizione contava 942 quartine raggruppate in un totale di dieci secoli – da qui il titolo Centuries et prophéties. Nostradamus disse che le sue opere erano libri di profezie che aveva voluto chiarire oscuramente. Lui stesso riconosceva insomma di aver deliberatamente dato un’aria oscura ed enigmatica alle sue previsioni, trasformandole in frasi astruse. Lo giustificava come un modo per impedire al «volgo» di avere facile accesso alle verità celesti che aveva ricevuto per speciale ispirazione. Non c’è dubbio, tuttavia, che in questo modo abbia fatto sì che le sue previsioni potessero essere interpretate in modi diversi e quindi applicate a vari eventi del futuro. Per questo motivo molto raramente specificò la data in cui la profezia si sarebbe realizzata. L’aria enigmatica delle quartine era ottenuta con vari procedimenti linguistici: uso di latinismi al posto delle parole usuali, ellissi o soppressione di verbi o articoli, sintassi contorta… Perfino gli errori di stampa, comuni da un’edizione all’altra, ne accrescevano il mistero. L’indovino per antonomasia Dopo la sua morte nel 1566, e fino ad oggi, Nostradamus è sempre stato ricordato come l’astronomo e l’indovino per antonomasia, e le sue opere hanno attirato infiniti lettori alla ricerca di presunte previsioni di eventi storici avvenuti a distanza di secoli; nel complesso, un esercizio di sfrenata ciarlataneria che ha dato luogo a manipolazioni, sia politiche sia commerciali. Quel che è certo è che, grazie allo stile enigmatico utilizzato da Nostradamus nelle sue Centurie, queste potevano essere applicate a episodi drammatici avvenuti decenni o addirittura secoli dopo: una profezia per ogni grande crisi della storia. Vediamone alcuni esempi. L’assassinio di Enrico IV Mentre percorreva in carrozza una strada parigina, Enrico IV fu attaccato da un fanatico che gli rimproverava le concessioni fatte alla minoranza protestante; il re morì poche ore dopo per le ferite di un pugnale. Nelle settimane precedenti l’assassinio a Parigi era circolata una quartina falsamente attribuita a Nostradamus, ma nessuno vi aveva prestato molta attenzione; dopo l’attentato, tuttavia, alcuni la interpretarono come una profezia. L’abolizione della monarchia francese La Rivoluzione francese, iniziata nel 1789, ha dato origine a molte associazioni con le quartine di Nostradamus. In un prologo alle Centurie, questi aveva fatto riferimento a un «rinnovamento del secolo» che sarebbe avvenuto nel 1792, proprio l’anno in cui fu abolita la monarchia e fu proclamata la repubblica. Un’altra quartina alludeva al «monaco nero in grigio dentro Varennes», un verso che è stato interpretato come un’allusione alla fuga di Luigi XVI nel 1791 e al suo arresto nella stessa città. L’incoronazione di Napoleone Bonaparte La folgorante ascesa di Napoleone all’incoronazione imperiale nel 1804 spinse molti a cercare presunte anticipazioni nelle Centurie di Nostradamus. Nel 1806 un medico di Montpellier pubblicò un pamphlet dal titolo eloquente: Napoleone I, imperatore dei francesi, predetto da Nostradamus. Una delle quartine che più facilmente potevano essere riferite a Napoleone era quella che alludeva a «un imperatore che nascerà vicino all’Italia / che sarà venduto a caro prezzo all’impero / Diranno con quanta gente si allea / che sembrerà loro meno un principe che un macellaio». Per capire chi fosse veramente Nostradamus e il significato delle sue profezie, bisogna collocarsi nel momento storico in cui visse. Il XVI secolo fu un’epoca di crisi e tensioni di ogni genere che i contemporanei vissero con vera angoscia, ed è alla luce di questo clima di sconvolgimenti e paure collettive che vanno comprese le Profezie di Nostradamus. Ad esempio, il Nuovo pronostico per l’anno 1558 descriveva dettagliatamente la visione della «spada di Dio splendente ed eterna» che avrebbe colpito attraverso pestilenze e carestie, mutazioni di regni e guerre. All’alba del 1558 un’epidemia proveniente dall’Africa sarebbe stata «così orribile e deplorevole» che «la maggior parte del mondo finirà per diminuire», e persino pochi uccelli avrebbero superato la morte. Un moto quasi perpetuo avrebbe portato terremoti, malattie, mari tinti di sangue, morte, rovina, terre aride, bufere di neve, atti crudeli, rotture di fedeltà, discordie e veleni mortali. Nostradamus predisse anche una ribellione popolare contro una regina. Nel 1560 Caterina de’ Medici, vedova di Enrico II e madre di tre figli che avrebbero regnato in successione – Francesco II, Carlo IX ed Enrico III – ricevette Nostradamus al castello di Blois. Ne approfittò per chiedergli l’oroscopo di uno dei suoi figli, il futuro Enrico III, che Nostradamus assicurò sarebbe diventato re, con grande gioia della sovrana. Cinque anni dopo Caterina, in giro per il Paese con la corte, volle visitare Nostradamus nella sua città di residenza, Salon-de-Provence. I due ebbero un lungo colloquio, anche se la predizione con cui Nostradamus deliziò la regina – che un ministro protestante, Gaspard de Coligny, sarebbe morto prima del re Carlo IX – non fu certo impressionante, dal momento che Coligny aveva quasi cinquant’anni e il monarca appena quindici. Coligny, in ogni caso, sarebbe stato assassinato dai suoi nemici cattolici la notte di San Bartolomeo del 1572. I mali predetti da Nostradamus preparavano il lettore al peggio: «I nostri guai non finiscono qui e non abbiamo ancora toccato il fondo…». Le disgrazie, nei presagi di Nostradamus, sembravano non avere limiti. Dal cielo sarebbero arrivati fuoco, piogge di sangue, fulmini che sarebbero entrati nel tempio «chiuso»…. L’arrivo di uno strano uccello sarebbe stato accompagnato da una terribile carestia, così grande «che l’uomo sarà antropofago». Dal cielo sarebbero scese
Arca dell’Alleanza
Nell’Antico Testamento si dice che l’Arca dell’alleanza era lo scrigno contenente i 10 Comandamenti, scritti su tavole di pietra e donati da Dio a Mosè. L’Arca venne portata dagli ebrei nel corso del loro peregrinare nel deserto. L’Arca dell’alleanza viene citata per la prima volta nella Bibbia, nel libro dell’Esodo, quando Dio fornisce a Mosè le dimensioni specifiche e le istruzioni per costruirla: “ Faranno un’arca di legno di acacia, lunga due cubiti e mezzo, larga un cubito e mezzo e alta un cubito e mezzo. La ricoprirai di oro puro, la ricoprirai dentro e fuori: farai sopra di essa un bordo d’oro, d’intorno. Fonderai per essa 4 anelli d’oro e li porrai ai suoi 4 piedi: 2 anelli su un lato e 2 anelli sul secondo lato. Fari delle stanghe di legno di acacia e le ricoprirai d’oro; introdurrai le stanghe negli anelli ai lati dell’Arca per trasportarla. Le stanghe dovranno rimanere negli anelli dell’Arca: non verranno mai tolte. Porrai nell’Arca la Testimonianza che io ti darò.” Per molti credenti questi brani confermerebbero la costruzione e quindi l’esistenza dell’Arca dell’alleanza. Una scatola di legno cm 125 x cm 75 x cm 75 circa e probabilmente questo fu fatto, come confermerebbero molti storici, ma nessuno sa che fine abbia fatto. La Bibbia afferma che era custodita nel Nerib (o Santissimo , o Sancta sanctorum), il luogo più riposto e segreto del tempio di Gerusalemme, in una sorta di cubo di nove metri per nove sorvegliato dai soliti due cherubini, ma poi se ne perdono le tracce. Nel Secondo Libro delle Cronache si legge testualmente: L’ anno quinto del regno di Roboamo (925 a.C.) Sesac, Re d’Egitto (Soshenq I, della XIII Dinastia) marciò contro Gerusalemme (…) e portò via i tesori del tempio del Signore. Portò via ogni cosa, anche gli scudi d’oro lasciati da Salomone. In quell’ “ogni cosa” poteva esserci dunque anche l’Arca dell’Alleanza. L’allora capitale d’Egitto era Bubasti, sul delta del Nilo, accanto a cui sorgeva Tanis, ove Lucas ha ambientato il ritrovamento dell’Arca. L’Arca si trova in Palestina. Questa volta è Gioas, Re d’Israele, a distruggere nuovamente il Tempio di Gerusalemme, tra il 797 e il 767 a.C. Il Secondo libro dei Re dice:Prese tutto l’ oro, l’ argento e tutti gli oggetti che si trovavano nel tempio del Signore e se ne tornò a Samaria (nell’odierna Palestina). L’Arca si trova in Babilonia. A detta del Secondo Libro delle Cronache , nel 621 a.C. l’Arca (o una sua esatta copia) esisteva ancora: Giosia disse ai Leviti: “Collocate l’Arca Santa nel Tempio del Signore che edificò Salomone”. Quando, tra il 587 e il 585 a.C., Nabucodonosor, re dei Caldei e dei Babilonesi, conquistò Gerusalemme dopo un assedio durato 18 mesi, egli portò a Babilonia tutti gli oggetti del tempio del Signore . L’Arca é sepolta nel deserto del Sinai. È un’ipotesi degli archeologi Emmanuel Anati e Flavio Barbero, secondo i quali Mosé avrebbe prelevato l’Arca da un tempio egizio, e l’avrebbe portata con sé durante l’Esodo. Per proteggerla, l’avrebbe sostituita con una copia e avrebbe nascosto l originale, insieme ad altri tesori del popolo ebraico, nelle viscere del monte Har Karkom, ove si troverebbe tuttora. Related posts: Il teschio del destino La fontana angelica Lincoln – Kennedy Inquietanti coincidenze I templari Pt.2 I templari Pt.1
History of Pink Floyd Ch.5

Verso la maturità Lasciando i PINK FLOYD, Syd Barrett si era impegnato con la Harvest per incidere almeno un disco l’anno e nel gennaio del 1970 esce The madcap laughs. Pur disponendo di ottimi musicisti, Syd aveva creato i soliti problemi di sempre lasciando per oltre un anno e mezzo tutto il materiale destinato al suo primo album da solo. Roger Waters e David Gilmour presero veramente per mano il vecchio amico e finirono di comporre con lui i titoli mancanti, partecipando fattivamente alla produzione dell’album. Dieci mesi dopo uscirà il secondo album di Syd, Barrett, questa volta prodotto da David Gilmour e Richard Wright. Ma ormai Syd si era rinchiuso completamente in se stesso e viveva lontano da tutti, solo nella sua casa di Cmbridge, con la pittura e la sua chitarra come unica amica. I PINK FLOYD hanno continuato ad avere per Syd molto più che un reale interesse, ma certo non era più possibile stargli dietro e rincorrerlo in continuazione come ai vecchi tempi, il ritmo dei quattro è divenuto ormai febbrile, nel maggio del 1970 volano in America per una turnèe e, tornati in Europa suonano il 27 giugno al Festival di Bath dove, accompagnati da un coro ed un’orchestra classica presentano la loro nuova suite Atom earth mother riscuotendo un successo enorme. Il giorno dopo volano a Rotterdam e la Atom earth mother è il primo discoloro esibizione sarà filmata dal regista Roman Polanski per un film che non uscirà mai. L’uscita di Atom earth mother è prevista per il mese di ottobre, ma prima che l’album venga immesso sul mercato, i PINK FLOYD volano di nuovo in America per un tour promozionale dove tutte le città toccate vengono tappezzate da gigantografie raffiguranti la classica mucca. Atom earth mother è il primo disco nel quale i PINK FLOYD si avvalgono di collaborazioni esterne quali Ron Geesin esperto arrangiatore e di tecniche di registrazione e sovra incisioni, nonché del tecnico del suono Alan Parsons. Partendo per gli Stati Uniti avevano lasciato a Geesin soltanto una registrazione con l’impegno di adattarci i cori e i fiati. Non si sapeva esattamente cosa volessero e neanche il titolo e fu abbastanza angosciante per Geesin portare avanti il lavoro. Ma alla fine tornati dall’America la partitura scritta da Geesin fu perfezionata con Gilmour e Wright e sottoposta a John Aldiss, l’allora direttore della migliore corale inglese, che mise a punto il tutto. A questo punto mancava solo il titolo che venne fuori da un articolo scritto su un giornale che Mason, in una delle tante riunioni, stava sfogliando: il caso di una donna tenuta in vita da un cuore atomico per permetterle di partorire. La suite, divisa in sei movimenti, è una vera e propria opera sinfonica rock, in cui si mescolano musica classica con arie che ricordano Wagner e Bach a rumori di ambiente, si percepisce come i PINK FLOYD siano amalgamati, armonizzando tutti le proprie qualità di musicisti. Vengono invitati, come ospiti di onore, al festival di Musica Classica di Montreaux ed esegue la suite di Atom earth mother insieme all’Orchestra Sinfonica di Vienna ed è la prima volta che un gruppo rock si esibisce in un concerto di musica classica, contribuendo ad uno scambio culturale di notevole impatto, portando tanta gente che ascoltava solo musica classica ad apprezzare il rock e per contro, facendo scoprire al giovane pubblico rock la musica classica. Nel 1971 i PINK FLOYD alternano una serie infinita di concerti, che li porterà anche a Roma e Milano, Giappone ed Australia, Europa ed America, ad estenuanti giornate in studio di registrazione per preparare il nuovo album. Dopo quasi undici mesi esce la loro ultima fatica, Meddle. In questo album i PINK FLOYD ritornano alle loro vecchie atmosfere, continuando però a seguire il loro cammino di evoluzione lenta e costante attraverso la sperimentazione musicale. Vengono messi da parte i cori e le orchestre sinfoniche lasciando più spazio ai rumori della natura, al cinguettio di un uccello, all’abbaiare di un cane, gli echi si rincorrono. L’idea di base usata per Atom earth mother è presente anche in questo disco ed anche qui una intera facciata è riempita da una suite: Echoes. Il lavoro discontinuo fatto durante l’anno, aveva fatto si che alcuni brani vennero composti in pochissimo tempo, ad esempio One of these days, una delle più belle canzoni scritte dai quattro, venne composta in un quarto d’ora! Mentre per Echoes furono composte 36 melodie e dopo tre settimane venne scelta quella che compose la suite, articolata in diversi movimenti come Atom Earth Mother, ma con pochissime similitudini. I primi mesi del 1972 i PINK FLOYD sono impegnati in una lunga turnèe in Gran Bretagna e per l’occasione utilizzano un nuovo tipo di impianto di amplificazione, con un banco di missaggio a 28 canali e un impianto quadrifonico a 360°. Tutto l’equipaggiamento dal peso di circa 10 tonnellate viaggiava su 3 autocarri e veniva montato ogni giorno da una squadra di 7 persone. Il tour tocca 10 delle maggiori città inglesi e si conclude a Londra dove per 4 serate di fila suonano al Raimbow Theatre. In questa serie di concerti, significativi di un cambio di direzione che sarà fondamentale nella carriera dei Pink Floyd, la prima parte è dedicata ai loro pezzi classici, mentre la seconda parte alle loro nuove composizioni e per l’occasione eseguono per intero tutti gli arrangiamenti che andranno a comporre l’album The dark side of the moon. Appena ultimata la turnèe inglese, i Pink Floyd si recano in Francia negli Strawberry Studios di Chateau d’Hierouville dove, dal 23 al 29 febbraio registrano il loro nuovo album Oscured by clouds, un’altra colonna sonora da film che rappresenta la testa d’ariete del mercato americano, incentrata sul risveglio spirituale di una ragazza a Papua Nuova Guinea. Chiusa questa veloce parentesi, il mastodontico tour prosegue in Giappone, Australia, Nord America ed in Europa davanti alle più vaste platee mai affrontate fino a quel momento. Il ritmo di vita dei quattro è forsennato e cominciando a da evidenti
Plutone

Plutone Plutone, un tempo considerato il nono pianeta del nostro Sistema Solare, è stato riclassificato come “pianeta nano” nel 2006 dall’Unione Astronomica Internazionale (IAU).Questa decisione è stata presa in base a nuove definizioni che richiedevano che un pianeta dovesse orbitare attorno al Sole, avere una forma sferica mantenuta dalla propria gravità e aver pulito la propria orbita da altri detriti. Plutone soddisfa i primi due criteri ma non l’ultimo, dato che condivide la sua orbita con altri oggetti nel Cinturone di Kuiper, una regione di corpi ghiacciati oltre Nettuno. Plutone è estremamente lontano dal Sole, con un’orbita che varia da 30 a 49 unità astronomiche (UA), rendendo un anno su Plutone equivalente a circa 248 anni terrestri. A causa della sua orbita ellittica, per parte del suo anno Plutone è più vicino al Sole di Nettuno, sebbene le orbite dei due corpi non possano collidere a causa di una risonanza orbitale. Una delle scoperte più sorprendenti riguardo Plutone è stata la sua complessità geologica, rivelata in dettaglio dalla missione New Horizons della NASA nel 2015. New Horizons ha mostrato che Plutone ha un’ampia gamma di caratteristiche superficiali, comprese montagne di ghiaccio d’acqua alte fino a 3.500 metri, vasti campi di ghiaccio di azoto e metano, e formazioni che sembrano essere dune. Ha anche una sottile atmosfera composta principalmente da azoto, con tracce di metano e monossido di carbonio, che si espande man mano che Plutone si avvicina al Sole e congela quando si allontana.Plutone ha cinque lune conosciute: Caronte, la più grande, tanto che il sistema Plutone-Caronte è talvolta considerato un sistema binario. Le altre quattro lune più piccole sono Stige, Nix, Cerbero e Idra. Il pianeta nano presenta una grande varietà di colori sulla sua superficie, che vanno dal nero, all’arancione, al bianco, suggerendo una complessità chimica e geologica inaspettata. La superficie è anche sorprendentemente giovane in alcune aree, suggerendo che Plutone potrebbe avere processi geologici interni attivi. In sintesi, Plutone è un corpo celeste affascinante che continua a sfidare le nostre aspettative su cosa significa essere un pianeta (o un pianeta nano) nel nostro Sistema Solare. Le sue caratteristiche uniche e la sua complessità geologica e atmosferica forniscono un prezioso campo di studio per comprendere meglio la formazione e l’evoluzione dei corpi celesti nelle regioni esterne del nostro sistema. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Nettuno

Nettuno Nettuno è l’ottavo e più lontano pianeta del nostro sistema solare, noto per il suo intenso colore blu. Scoperto nel 1846, la sua scoperta è stata il risultato di predizioni matematiche piuttosto che di osservazioni casuali. Nettuno è simile a Urano nella sua composizione, essendo un gigante gassoso (o più precisamente, un gigante di ghiaccio) con un’atmosfera composta principalmente da idrogeno, elio e metano, con quest’ultimo che conferisce al pianeta il suo caratteristico colore blu. Nettuno ha un sistema di anelli sottili e 14 lune conosciute, la più grande delle quali è Tritone, che è geologicamente attiva con geyser di azoto liquido. Un aspetto distintivo di Tritone è la sua orbita retrograda, che suggerisce che potrebbe essere stato un oggetto del Kuiper catturato dalla gravità di Nettuno. Con venti che soffiano a velocità superiori a quelle di qualsiasi altro pianeta del sistema solare, che possono raggiungere i 2.100 km/h, Nettuno ha un clima estremamente dinamico con grandi tempeste simili agli uragani della Terra. Il pianeta ha un periodo orbitale di circa 165 anni terrestri, il che significa che dal 1846 ha completato solo un’orbita completa dal suo avvistamento. L’esplorazione diretta di Nettuno è stata finora limitata al flyby della sonda Voyager 2 della NASA nel 1989, che ha fornito preziose informazioni sul pianeta, sui suoi anelli e sulle sue lune. Come il pianeta più distante nel nostro sistema solare, Nettuno continua a intrigare gli scienziati che cercano di comprendere meglio la composizione e la dinamica dei corpi celesti ai confini del nostro sistema solare. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Urano

Urano Urano è il settimo pianeta dal Sole e si distingue per essere il primo pianeta scoperto con l’uso del telescopio, nel 1781, da William Herschel. È un gigante gassoso con una composizione primaria di idrogeno e elio, insieme a “ghiacci” come acqua, ammoniaca e metano. Il metano nella sua alta atmosfera conferisce a Urano il suo caratteristico colore blu-verde. Urano è noto per il suo asse di rotazione estremamente inclinato, quasi a 90 gradi rispetto al piano della sua orbita, il che significa che “rotola” lungo la sua orbita attorno al Sole. Questa unica inclinazione causa stagioni estreme e variazioni nella luminosità solare durante il suo lungo anno, che dura circa 84 anni terrestri. Il sistema di Urano include un sistema di anelli sottili, meno evidenti rispetto a quelli di Saturno, e 27 lune conosciute, molte delle quali prendono il nome da personaggi delle opere di William Shakespeare e Alexander Pope. Le lune più grandi e note includono Titania, Oberon, Umbriel, Ariel e Miranda. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Saturno

Saturno Saturno è il sesto pianeta dal Sole e il secondo più grande nel nostro sistema solare dopo Giove. Notabile per il suo sistema di anelli spettacolare, Saturno è un gigante gassoso composto principalmente di idrogeno con una piccola percentuale di elio e tracce di acqua, metano e ammoniaca. Questa composizione gli conferisce una densità media inferiore a quella dell’acqua; ciò significa che, se fosse possibile trovare un oceano abbastanza grande, Saturno galleggerebbe. Anelli: I suoi anelli sono composti da particelle di ghiaccio e roccia che variano in dimensione da granelli di sabbia a montagne. Si pensa che questi anelli si siano formati dalla distruzione di comete, asteroidi o lune disintegrate prima di raggiungere il pianeta, catturate dalla sua gravità. L’esatta origine degli anelli rimane oggetto di studio, ma offrono uno spettacolo mozzafiato sia per gli astronomi professionisti che per gli appassionati. Struttura e Atmosfera: L’atmosfera superiore di Saturno è caratterizzata da bande di nuvole e vortici, simili ma meno evidenti di quelli di Giove. Il pianeta ha anche un campo magnetico significativo, sebbene non così potente come quello di Giove. Lune: Saturno ha un gran numero di lune, con Titano e Encelado tra le più note. Titano, la seconda luna più grande del sistema solare dopo Ganimede di Giove, possiede una densa atmosfera ricca di azoto e un paesaggio variegato con montagne, pianure e laghi liquidi di idrocarburi. Encelado emette getti di vapore d’acqua nello spazio, suggerendo la presenza di un oceano sotto la sua superficie ghiacciata, potenzialmente abitabile per forme di vita microbica. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Giove

Giove Giove è il quinto pianeta dal Sole e il più grande del nostro sistema solare. È un gigante gassoso, senza una superficie solida definita, composto principalmente da idrogeno e elio. Le dimensioni impressionanti di Giove lo rendono un corpo celeste dominante nel sistema solare, con una massa che è più del doppio di quella di tutti gli altri pianeti messi insieme. Caratteristiche distintive: La Grande Macchia Rossa: Una delle caratteristiche più notevoli di Giove è la Grande Macchia Rossa, un enorme ciclone anticiclonico che imperversa da almeno 400 anni. Questa tempesta è talmente vasta che potrebbe contenere più volte la Terra. Le fasce atmosferiche: L’atmosfera di Giove è divisa in numerose fasce e zone, create da correnti d’aria di varie velocità e direzioni. Questo dà al pianeta il suo aspetto striato, con fasce chiare e scure che circolano attorno al globo. Il campo magnetico: Giove ha il campo magnetico più potente di tutti i pianeti del sistema solare, quasi 20.000 volte più forte di quello terrestre. Questo campo magnetico intrappola particelle cariche e crea intense aurore polari, simili a quelle terrestri ma molto più energetiche. I satelliti: Giove possiede un vasto sistema di lune, con 79 satelliti confermati fino all’ultimo conteggio. Le quattro più grandi, note come le lune galileiane (Io, Europa, Ganimede e Callisto), furono scoperte da Galileo Galilei nel 1610 e sono tra gli oggetti più intriganti del sistema solare. Ganimede, la più grande delle lune di Giove, è anche la più grande luna del sistema solare, superando in dimensioni il pianeta Mercurio. L’anello di Giove: Sebbene meno noti rispetto agli anelli di Saturno, Giove possiede anche un sistema di anelli, sebbene siano molto più sottili e composti principalmente da polvere. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Marte

Marte Marte, conosciuto anche come il “Pianeta Rosso” per il suo caratteristico colore ruggine, è il quarto pianeta del nostro sistema solare. Questo colore è dovuto alla presenza di ossido di ferro, o ruggine, sulla sua superficie. È un pianeta roccioso con una atmosfera sottile composta principalmente da anidride carbonica (CO2). Le temperature su Marte possono variare notevolmente, da un massimo di circa 20 °C a un minimo di -125 °C, a seconda della posizione e della stagione. Il pianeta ha due piccoli satelliti naturali, Fobos e Deimos, che si pensa siano asteroidi catturati dalla sua gravità. Marte presenta un terreno variegato con vulcani (come l’Olympus Mons, il vulcano più alto del sistema solare), profonde valli (come Valles Marineris, uno dei più grandi sistemi di canyon), e antichi letti fluviali e delta, che suggeriscono che in passato aveva acqua liquida sulla sua superficie.Con un giorno solare leggermente più lungo di quello terrestre (circa 24,6 ore) e un anno di 687 giorni terrestri, Marte ha stagioni simili a quelle della Terra, grazie al suo asse di rotazione inclinato. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Venere

Venere Venere è il secondo pianeta dal Sole nel nostro sistema solare e è noto per essere il più simile alla Terra in termini di dimensioni, massa e composizione. Tuttavia, le somiglianze finiscono qui, poiché Venere presenta condizioni estreme e un ambiente molto diverso da quello terrestre. Atmosfera e Clima: Venere ha un’atmosfera densa e calda, composta principalmente da anidride carbonica (CO2) con tracce di azoto e altre sostanze chimiche. Questa composizione contribuisce a un estremo effetto serra, che trattiene il calore e porta la temperatura superficiale media a circa 465 °C, abbastanza calda da sciogliere il piombo. Questo rende Venere il pianeta più caldo del sistema solare, superando anche Mercurio nonostante la sua maggiore vicinanza al Sole. Rotazione e Orbita: Un aspetto insolito di Venere è il suo movimento di rotazione. Ruota molto lentamente su se stesso in direzione retrograda, il che significa che ruota in senso opposto rispetto alla maggior parte dei pianeti, inclusa la Terra. Un giorno venusiano (il tempo che impiega per completare una rotazione su se stesso) è più lungo di un anno venusiano (il tempo che impiega per orbitare intorno al Sole), con un giorno che dura circa 243 giorni terrestri e un anno circa 225 giorni terrestri. Superficie: La superficie di Venere è giovane in termini geologici, con un’età stimata di circa 300-500 milioni di anni, e principalmente composta da basalto. È caratterizzata da un vasto numero di vulcani (alcuni dei quali potrebbero ancora essere attivi), pianure alluvionali, montagne e grandi altopiani. Le missioni spaziali hanno rivelato che Venere ha più vulcani di qualsiasi altro pianeta nel sistema solare. Pressione Atmosferica: La pressione atmosferica sulla superficie di Venere è estremamente alta, circa 92 volte quella della Terra al livello del mare. Questo equivale alla pressione che si esperirebbe a circa 900 metri di profondità negli oceani terrestri. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Mercurio

Mercurio Mercurio è il pianeta più vicino al Sole nel nostro sistema solare.A causa della sua prossimità al Sole, Mercurio completa un’orbita intorno ad esso in soli circa 88 giorni terrestri, il che lo rende il pianeta con l’anno più breve del sistema solare.La sua distanza dal Sole varia durante l’orbita a causa della sua traiettoria ellittica. Mercurio è un pianeta roccioso, come la Terra, e fa parte della categoria dei pianeti terrestri, che comprende anche Venere, Marte e la Terra stessa. Ha un diametro di circa 4.880 chilometri, rendendolo il più piccolo pianeta del nostro sistema solare. Nonostante le sue piccole dimensioni, Mercurio possiede un campo magnetico, il che è piuttosto insolito per un pianeta della sua dimensione. La superficie di Mercurio è crivellata di crateri simili a quelli presenti sulla Luna, risultato di impatti con asteroidi e comete durante la sua lunga storia.Tra le caratteristiche più notevoli della sua superficie ci sono le scarpate o rupes, che sono enormi fratture geologiche generate dal raffreddamento e dalla contrazione del nucleo interno del pianeta. Le temperature su Mercurio sono tra le più estreme del sistema solare: possono raggiungere fino a 430 °C durante il giorno e scendere fino a -180 °C durante la notte. Questo intervallo di temperatura è dovuto alla sottile atmosfera del pianeta, che è incapace di trattenere il calore. L’atmosfera di Mercurio è composta principalmente da atomi di sodio, potassio e ossigeno, ma è così tenue che il cielo di Mercurio appare sempre nero, anche di giorno. A causa della sua vicinanza al Sole, Mercurio non è facilmente osservabile a occhio nudo dalla Terra, eccetto durante l’alba o il tramonto, quando si trova lontano dal bagliore solare. Le missioni spaziali come Mariner 10 e MESSENGER hanno fornito gran parte delle conoscenze che abbiamo oggi su questo intrigante pianeta. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Paesi sulla linea equatoriale

L’equatore attraversa le terre e/o i mari di 13 stati; questi sono: Sao Tomè e Principe Informazioni: São Tomé e Príncipe, una nazione insulare africana vicina all’equatore, fa parte di una catena vulcanica caratterizzata da singolari rocce, formazioni di coralli, foreste pluviali e spiagge. Sull’isola più grande, São Tomé, si trova il bacino d’acqua della Lagoa Azul. Il Parco Nazionale di Ôbo, la cui giungla è un ricco habitat naturale di animali e piante, ricopre la maggior parte del territorio di São Tomé e si contraddistingue per il Pico Cão Grande, una roccia vulcanica dalla forma simile a un grattacielo. Capitale: São Tomé Continente: Africa Una spiaggia solitaria sull’isola di Rolas, dove passa la linea dell’Equatore. Lontana dalle rotte del turismo, la minuscola São Tomé e Príncipe conserva il fascino decadente del passato coloniale e vanta una natura prorompente fatta di foreste, cascate, piantagioni di cacao, spiagge di sabbia candida, acque color smeraldo frequentate da tartarughe, delfini e balene. Gabon Informazioni: Il Gabon è una nazione che si estende lungo la costa atlantica dell’Africa Centrale e che possiede vaste zone di parchi protetti. La foresta costiera che rientra nei confini del famoso Parco Nazionale di Loango ospita un’ampia varietà di animali, dai gorilla agli ippopotami, alle balene. Il Parco Nazionale di Lopé è composto invece per buona parte da foresta pluviale. Il Parco Nazionale di Akanda è conosciuto per le mangrovie e le spiagge soggette a marea. Capitale: Libreville Continente: Africa Il Gabon è uno dei paesi dell’Africa attraversato dalla linea dell’Equatore. La fascia costiera, che si allunga per oltre 800 km, prosegue nell’entroterra con una zona pianeggiante in corrispondenza della piana del fiume Ogoouè. La pianura lascia spazio ad altopiani nella parte centrale del paese che non superano l’altezza di 600 metri sul livello del mare. La terza parte quella più interna, presenta catene montagnose che raggiungono anche i 1200 metri. Tutto il paese è interessato dalla foresta tropicale, che si distingue in particolar modo in questo stato per essere ancora incontaminata in una buona percentuale. Il Gabon confina a nord con Guinea Equatoriale e Camerun, a est e sud con la Repubblica del Congo, mentre a ovest si apre sul Golfo di Guinea. Repubblica del Congo Informazioni: La Repubblica del Congo è uno Stato dell’Africa centrale e un’ex-colonia francese. Dal 1969 al 1992 fu denominata Repubblica Popolare del Congo. La capitale è Brazzaville. Capitale: Brazzaville Continente: Africa La Repubblica del Congo si trova nella parte centro-occidentale dell’Africa subsahariana, a cavallo dell’Equatore. A sud e a est ha come confini naturali il Congo e un suo affluente, l’Ubangi sulla riva opposta del quale si trova la Repubblica Democratica del Congo, a ovest si affaccia sull’Oceano Atlantico (Golfo di Guinea). Repubblica Democratica del Congo Informazioni: La Repubblica Democratica del Congo è uno Stato dell’Africa centrale. Tra il 1960 e il 1964 era denominata Repubblica del Congo e dal 1971 al 1997 Zaire. Capitale: Kinshasa Continente: Africa Il nord del Paese è una delle più grandi aree di foresta equatoriale al mondo; la zona orientale costeggia il grande rift est-africano, area di montagne, di colline, di grandi laghi, ma anche di vulcani. Il Sud e la zona centrale, area di savana alberata, forma un altopiano ricco di minerali. Nella parte estrema a ovest, in una quarantina di chilometri a nord della foce del fiume Congo si sviluppa la costa sull’oceano Atlantico. È il paese francofono più popoloso al mondo, avendo una popolazione stimata di più di 90 milioni di abitanti. Varie centinaia di diverse etnie nere africane formano la popolazione del Paese. Uganda Informazioni: L’Uganda è un paese dell’entroterra dell’Africa orientale il cui territorio variegato comprende i picchi innevati dei monti Rwenzori e l’immenso Lago Vittoria. La sua ricca fauna selvatica comprende scimpanzé e uccelli rari. Il remoto Parco Nazionale Impenetrabile di Bwindi è un famoso luogo di rifugio per i gorilla, mentre il Parco Nazionale delle cascate Murchison, a nord-ovest, è conosciuto per le cascate di 43 m e per la fauna locale, che include gli ippopotami. Capitale: Kampala Continente: Africa L’Uganda, ufficialmente Repubblica dell’Uganda, è uno Stato dell’Africa Orientale, con capitale Kampala. Confina a nord con il Sudan del Sud, a est con il Kenya, a sud con la Tanzania e il Ruanda e a ovest con la Repubblica Democratica del Congo; non ha sbocchi al mare. La parte meridionale del territorio comprende una parte sostanziosa del Lago Vittoria che, per il resto, appartiene a Kenya e Tanzania. L’Uganda è una repubblica dittatoriale con un sistema politico non partitico; attualmente il capo di Stato è Yoweri Museveni e il capo del governo è Robinah Nabbanja. Le lingue ufficiali sono l’inglese e lo swahili, mentre il costume tradizionale è il kanzu. Il suo nome deriva dall’antico regno Buganda, che comprendeva la sezione meridionale del paese, in cui è inclusa la capitale Kampala. Kenya Informazioni: Il Kenya è una nazione dell’Africa orientale con la costa affacciata sull’Oceano Indiano. Comprende savane, zone lacustri, la suggestiva Rift Valley e rilievi montuosi. Qui si trovano animali selvaggi come leoni, elefanti e rinoceronti. Da Nairobi, la capitale, è possibile partecipare ai safari che attraversano la riserva Maasai Mara, famosa per le annuali migrazioni di gnu, e il Parco Nazionale Amboseli, da dove si può ammirare il monte della Tanzania, il Kilimangiaro, alto 5895 m. Capitale: Nairobi Continente: Africa Una signora vi farà per pochi dollari una dimostrazione pratica e molto convincente del famoso Effetto Coriolis. L’esperimento consiste nel prendere una bacinella piena d’acqua (con un piccolo buco sul fondo da cui l’acqua fuoriesce lentamente) e vedere in quale senso ruota l’acqua, grazie anche ad un pezzettino di legno appoggiato in superficie. E’ incredibile scoprire come a pochi metri a nord della linea dell’equatore, il vortice d’acqua giri in senso orario, a pochi metri a sud giri in senso antiorario, mentre sulla linea dell’Equatore non si crea alcun vortice. Somalia Informazioni: La Somalia, ufficialmente Repubblica Federale di Somalia, nota anche come Penisola dei Somali o Paese dei Somali, è uno Stato dell’Africa orientale situato nel Corno d’Africa. Wikipedia Capitale: Mogadiscio Continente: Africa Morfologicamente la Somalia è costituita principalmente da altopiani e pianure. Nell’estremo nord tuttavia, è presente la catena montuosa del Karkaar che si eleva al di sopra della costa sul Golfo di Aden. Il clima è caldo tutto l’anno, fatta eccezione per alcune regioni più elevate nel nord. Le precipitazioni sono scarse e la maggior parte della Somalia ha un ambiente semiarido o
Meraviglie del mondo

Se le 7 meraviglie del mondo antico sono andate (quasi) tutte perdute, quelle del mondo moderno continuano a lasciare a bocca aperta i visitatori che le raggiungono da ogni angolo del globo. Opere architettoniche leggendarie, capaci di ammaliare oggi come ieri: dalla Piramide di Cheope, l’unica delle meraviglie del mondo antico a essere resistita fino ai nostri giorni, al romantico Taj Mahal, parte dell’elenco delle 7 meraviglie del mondo moderno, tutte le curiosità. 7 meraviglie del mondo antico: quali sono? Mastodontiche, per certi versi inimmaginabili per la civiltà contemporanea, sicuramente bellissime. Le sette meraviglie del mondo antico, oggi tutte distrutte eccetto la Piramide di Cheope, erano dei gioielli in Terra: la lista che le decretò venne redatta dai greci e dai romani che, nel III secolo a.C., stabilirono quali fossero le costruzioni architettoniche meritevoli di un tale riconoscimento. Tra queste, oltre alla sopracitata Piramide di Cheope, i Giardini Pensili di Babilonia, orti botanici terrazzati di rara bellezza; il Faro di Alessandria, i cui resti sono osservabili grazie a delle immersioni subacquee e, ancora, il possente Colosso di Rodi. Di seguito, l’elenco delle 7 meraviglie del monto antico: • Piramide di Cheope• Giardini Pensili di Babilonia• Statua di Zeus a Olimpia• Tempio di Artemide a Efeso• Colosso di Rodi• Mausoleo di Alicarnasso• Faro di Alessandria L’elenco delle 7 meraviglie del mondo moderno Chi ha stabilito l’elenco delle 7 meraviglie del mondo moderno? A guardar bene, un sondaggio internazionale lanciato in occasione delle Olimpiadi di Sidney del 2000: l’iniziativa, promossa dalla società NOWC, è stata lanciata dal giornalista Bernard Werber che, attraverso un referendum mondiale online, ha coinvolto la rete nell’eleggere le nuove sette meraviglie del mondo. Visto l’enorme successo, il sondaggio ha coinvolto 150 edifici architettonici e si è concluso solo sette anni dopo, il 7 luglio 2007. Le sette meraviglie del mondo moderno sono: • Grande Muraglia Cinese• Petra• Cristo Redentore• Machu Picchu• Chichén Itzá• Colosseo• Taj Mahal Quali sono le 7 meraviglie del mondo naturale? E sempre la NOWC, l’11 novembre 2011, ha annunciato l’elenco delle 7 meraviglie del mondo naturale. Non opere architettoniche, quindi, bensì luoghi in cui la natura si manifesta in tutta la sua ineguagliabile bellezza. Tra i vincitori non c’è neanche un sito europeo: per esempio il Cervino e il Vesuvio, unici luoghi a rappresentare l’Italia, non sono riusciti ad entrare nemmeno nell’elenco delle prime quattordici. Quindi, quali sono le sette meraviglie del mondo naturale? Eccole di seguito: • Amazzonia• Cascate dell’Iguazú• Monte della Mensola• Baia di Ha Long• Isola di Jejudo• Isola di Komodo• Fiume sotterraneo di Puerto Princesa Le curiosità sulle 7 meraviglie del mondo antico e moderno Per scoprire tutte le curiosità sulle 7 meraviglie del mondo antico e moderno, cosa le ha rese così celebri e le loro incredibili storie, scorri la gallery Related posts: Roma: Il centro storico Napoli: Il centro storico La sfinge Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo