La lettera di Cristoforo Colombo

(1493) Durante il viaggio di ritorno del suo primo viaggio di scoperta verso il Nuovo Mondo, Cristoforo Colombo scrive una lettera descrivendo ciò che ha trovato. Crea sensazione in tutta Europa e fino al XIX secolo rimane il suo unico resoconto scritto in prima persona conosciuto degli eventi storici del 1492–93. Prima di tornare in Spagna dal suo viaggio inaugurale del 1492–93, l’esploratore genovese Cristóbal Colón (Cristoforo Colombo) redasse un rapporto datato 15 febbraio 1493 mentre si trovava a bordo della sua caravella, La Niña, al largo delle Isole Canarie. In esso descriveva ciò che aveva trovato durante il suo viaggio alla ricerca di una rotta oceanica per l’Asia. Colombo scrisse di aver attraversato l’Atlantico verso ovest, raggiungendo la prima isola il 33° giorno e altre isole successive. All’epoca pensava di trovarsi nelle Indie (orientali), descrivendo così gli abitanti nativi che aveva incontrato come ‘Indiani’. In realtà, stava descrivendo isole caraibiche oggi conosciute come isola di San Salvador alle Bahamas, così come Cuba, Haiti e Repubblica Dominicana; e la terraferma di cui sentì voci dagli indigeni non era Cathay (Cina) ma le Americhe. Poco dopo il ritorno di Colombo in Spagna, una versione stampata della lettera in spagnolo apparve a Barcellona. Un mese dopo, una traduzione latina di una versione quasi identica apparve a Roma, ampiamente distribuita dalla Chiesa. Il documento annunciava: ‘Ho scoperto molte isole abitate da numerose persone. Ne presi tutti per il nostro fortunatissimo re facendo proclamazione pubblica e srotolando il suo stendardo, senza che nessuno opponesse resistenza.’ La sua lettera forniva anche osservazioni sulla vulnerabilità dei nativi alla conquista, affermando che ‘sono privi di armi, che sono del tutto sconosciute a loro e per le quali non sono adattati; non per alcuna deformità corporea, perché sono ben costruite, ma perché sono timide e piene di terrore.’ L’esploratore portò indietro diversi indiani come prigionieri (solo otto su 25 sopravvissero al viaggio) per dimostrare com’erano quei popoli strani. Colombo dipingeva il Nuovo Mondo come un paradiso di creature esotiche e frutti, spezie e oro abbondanti, concludendo che il ricco territorio era a disposizione della Spagna e che i suoi abitanti potevano essere facilmente conquistati, schiavizzati e convertiti alla fede cristiana. Il suo racconto iniziale fu così interessante che la Corona lo equipaggiò rapidamente per un viaggio di ritorno con una flotta massiccia che partì il 24 settembre 1493. Dopo di ciò, fece altri due viaggi di ritorno. Poiché non è mai stata trovata una copia originale manoscritta della lettera di Colombo, gli storici si sono affidati alle molteplici versioni stampate del documento del 1493 per aiutarli a ricostruire la sua grande scoperta. Related posts: Documenti di Isaac Newton La pietra di Rosetta La Bibbia di Gutemberg I Quaderni di Leonardo da Vinci Editto di Worms
Documenti di Isaac Newton
(1660–1727) Lo scienziato più influente della storia lascia una delle più grandi collezioni al mondo di preziosi manoscritti originali accademici, ma per secoli l’accesso ad alcuni di questi articoli è stato limitato a causa delle idee non ortodosse di Newton su certi argomenti. Sir Isaac Newton (1642–1727) fu di gran lunga il più grande scienziato, matematico e filosofo naturale dell’Illuminismo. Conosciuto soprattutto per la sua descrizione matematica della gravitazione universale, ma anche venerato per i suoi risultati in calcolo sottile, meccanica classica, ottica, colore e innumerevoli altri domini, Newton è accreditato di così tante importanti scoperte e invenzioni che probabilmente è considerato lo studioso più influente nella storia della scienza. Tuttavia, molti dei suoi scritti meno noti si addentrarono in altri argomenti che complicarono la sua eredità. La storia degli articoli di Isaac Newton è interessante per diversi motivi. Newton lasciò dietro di sé una pila enorme di manoscritti, lettere e altri documenti stimata in 10 milioni di parole. Le sue celebri opere di genio scientifico e matematico sono state e sono molto apprezzate. Ma una grande parte dei suoi archivi, riguardanti alchimia, teologia e cronologia, rimase nascosta per secoli. L’ampia gamma di interessi non ortodossi di Newton allontanò alcune persone che avevano accesso ai documenti. La sua analisi forense della Bibbia, ad esempio, insieme alla sua ricerca di idee religiose ‘eretiche’ – come il suo rifiuto della Santissima Trinità – sorprese molti conformisti religiosi. E la sua ossessione per l’alchimia e altre nozioni ‘strane’ faceva mettere in dubbio il suo giudizio scientifico agli altri. Di conseguenza, l’intera portata della vasta traccia cartacea di Newton fu tenuta fuori dai limiti per secoli, continuando fino all’epoca vittoriana poco sensibile, per quelle che si potrebbero definire ragioni politiche. Uno storico esigente rimase sconvolto nel trovare alcune delle note matematiche immacolate di Newton mescolate a preoccupanti materiali teologici, forse non apprezzando la natura interdisciplinare del genio di Newton. ‘Non formulo ipotesi,’ scrisse, ‘perché ciò che non viene dedotto dai fenomeni va chiamato ipotesi; e le ipotesi, siano esse metafisiche o fisiche, di qualità occulte o meccaniche, non hanno posto nella filosofia sperimentale.’ Newton era strettamente legato all’Università di Cambridge, dove fu studente e detentore della Cattedra Lucasiana di Matematica. Non sorprende quindi che la maggior parte dei suoi manoscritti matematici e scientifici sia stata lasciata in eredità alla Biblioteca dell’Università di Cambridge da uno dei suoi parenti nel 1872. Un’altra importante collezione di manoscritti scientifici di Sir Isaac Newton fu donata all’università nel 2000. La timidezza e la censura di lunga data che circondano i giornali di Newton sembrano stare cambiando nell’era digitale. Un enorme archivio di opere classiche di Newton è pubblicato online dall’Università di Cambridge. E un’altra iniziativa web, il Newton Project con sede presso la Sussex University, si è dedicata a pubblicare integralmente un’edizione online di tutti gli scritti di Newton. Finora, il progetto ha trascritto 6,4 milioni di parole. Sta inoltre rendendo disponibili traduzioni dei suoi testi latini più importanti. I documenti Newton continuano a crescere. Ora i lettori potranno acquisire una comprensione più completa di una delle menti più straordinarie della storia. Lascia un commento Annulla risposta Connesso come WP-FRANCO. Modifica il tuo profilo. Uscire? I campi obbligatori sono contrassegnati * Message* Related posts: La lettera di Cristoforo Colombo La pietra di Rosetta La Bibbia di Gutemberg I Quaderni di Leonardo da Vinci Editto di Worms
Napoli: Il centro storico

Inserito nel 1995, il centro storico di Napoli risale alla fondazione greca di Parthenope, che venne in seguito rifondata come Neapolis (città nuova). Molte culture dal Mediterraneo hanno lasciato la loro impronta nella città rendendola un microcosmo. La storia di questa città, in cui a tratti sembra il tempo si sia fermato, risale all’insediamento greco del V secolo a.C. Sotto la chiesa di San Lorenzo Maggiore riposano i resti di un mercato dell’antica Napoli. All’interno del Duomo, attraverso la cappella del Tesoro di San Gennaro, si accede all’antica basilica paleocristiana di Santa Restituta, che con le sue antiche colonne e un battistero ornato da mosaici testimonia la precoce propagazione della fede cristiana in questa regione. Le chiese e i sontuosi palazzi in stile gotico, manierista e neoclassico della città furono edificati a partire dal XIII secolo, sotto il dominio della famiglia Angiò. La basilica di Santa Chiara, consacrata nel 1340, fu usata come chiesa sepolcrale dagli angioini. Castel Nuovo, residenza dei re e vicerè di Napoli, risale al XIII secolo. Tra il 1600 e il 1602 venne edificato il palazzo reale, nuova residenza delle dinastie della Corona d’Aragona e dei Borbone. La chiesa del Gesù nuovo è un magnifico esempiodel Barocco napoletano del XVI secolo. CASTEL NUOVO E CASTEL DELL’OVO Castel Nuovo, più noto come Maschio Angioino,è un capolavoro del Rinascimento napoletano. Tra le due torri difensive (torre di mezzo e la torre di guardia), Alfonso V d’Aragona fece costruire una sontuosa porta ad arco di trionfo, opera di Francesco Laurana. Castel dell’Ovo sorge sull’isolotto di tufo di Megaride, propaggine naturale del monte Echia. Il nome deriverebbe da una leggenda secondo la quale il poeta latino Virgilio avrebbe nascosto nelle segrete dell’edificio un uovo che manteneva in piedi l’intera fortezza. PIAZZA DEL PLEBISCITO E PALAZZO REALE Sulla centrale Piazza del Plebiscito si affacciano alcuni degli edifici storici più importanti di Napoli: il Palazzo Reale, la basilica di San Francesco di Paola, il Palazzo della Prefettura e Palazzo Salerno. Nel XVII secolo, il Palazzo Reale sostituì Castel Nuovo nel ruolo di residenza dei vicerè. Al suo interno, sono ancora visibili mobili e dipinti dell’epoca della casa reale dei Borbone di Napoli. GALLERIA UMBERTO I La volta trasparente in vetro e ferro della Galleria Umberto I a Napoli, progettata da Paolo Boubèe, riesce ad armonizzarsi perfettamente con la struttura in muratura. Negli otto pennacchi della cupola, otto figure femminili in rame sostengono lampadari, mentre gli ampi ventagli posti nelle testate dei bracci recano complesse scene in stucco. SANTA CHIARA E GESU’ NUOVO Presso le mura occidentali di Napoli sorgono la basilica e il convento di Santa Chiara, un complesso religioso costruito tra il 1310 e il 1340 sopra antiche terme romane del I secolo d.C. Il grandioso chiostro maiolicato, o delle Clarisse, è opera di Domenico Antonio Vaccaro, realizzata nel 1739. La ricca decorazione marmorea degli interni della chiesa di Gesù Nuovo è di Cosimo Fanzago (1591-1678). I bombardamenti della II Guerra Mondiale hanno causato gravi danni all’edificio. Una bomba cadde proprio sul soffitto della navata centrale, ma rimase inesplosa. Oggi l’ordigno è esposto all’interno della chiesa, come prova del miracolo. SAN DOMENICO MAGGIORE, SAN PAOLO MAGGIORE E CATTEDRALE La chiesa di San Domenico Maggiore, in origine costruita in stile gotico (1283-1324), divenne la casa madre dei Domenicani nel Regno di Napoli e la chiesa della nobilità aragonese. Nella sagrstia, su un ballatoio, sono presenti 45 feretri con le spoglie imbalsamate dei nobili. La basilica di San Paolo Maggiore fu costruita sui resti del Tempio dei Dioscuri. Nel 1943, nel corso di un bombardamento aereo, il tetto e l’area del transetto crollarono quasi del tutto. Il pavimento di maiolica è del 1724, opera di Donato Massa. Nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, nota anche come Duomo di Napoli o Duomo di San Gennaro, si conservano le reliquie del Santo (in particolare il suo sangue in alcune ampolle). Related posts: Meraviglie del mondo Roma: Il centro storico I segreti della Divina Commedia Le Brigate rosse Città del Vaticano
Città del Vaticano

Nel 1377, dopo l’esilio ad Avignone, i papi, che fino ad allora avevano risieduto nel Palazzo del Laterano, fecero del Vaticano la loro residenza permanente. A partire dal XV secolo venne ulteriormente esteso il complesso, che riunisce e conserva, con le sue chiese, palazzi e giardini, un incredibile numero di tesori artistici. La Basilica di San Pietro si erge sopra i resti di una precedente chiesa, consacrata nel 325 e costruita sopra la presunta tomba dell’apostolo Pietro. La sua costruzione ebbe inizio nel 1506, su progetto di Bramante, e a essa lavorarono Michelangelo e altri artisti del Rinascimento: la decorazione interna della basilica, tra le più grandi del Cristianesimo, comprende una straordinaria varietà di altari, mosaici e sculture. La magnifica cupola, con i suoi 119 metri di altezza e 42 di diametro, fu concepita da Michelangelo, il cui genio artistico ha creato anche uno dei più grandi tesori dell’arte mondiale, i magistrali affreschi della volta della Cappella Sistina. Fatta edificare da papa Sisto IV tra il 1473 e il 1483, la cappella (nella quale dal 1492 vengono celebrati i conclavi) ospita anche l’affresco del Giudizio Universale, sempre di Michelangelo. Di fronte alla basilica di San Pietro si apre l’omonima piazza, disegnata da Gian Lorenzo Bernini. Le 284 colonne che la circondano, poste su quattro file, sono costruite in modo tale che posizionandosi al centro della piazza si veda un’unica fila di colonne. LA BASILICA DI SAN PIETRO Il 18 aprile 1506, papa Giulio II pose la prima pietra della nuova basilica di San Pietro. Con una superficie totale che supera i 15.000 metri quadrati e la capacità di ospitare circa 20.000 fedeli, è stata la più grande chiesa cristiana del mondo fino agli inizi degli anni 90 del XX secolo, quando a Yamoussoukro (in Costa d’Avorio) è stata edificata la basilica di Nostra Signora della pace, identica a San Pietro. Gli architetti e gli artisti più famosi dell’epoca, Bernini, Bramante, Carlo Maderno, Michelangelo, Raffaello e Antonio da Sangallo presero parte alla costruzione di San Pietro. Il progetto originale di Bramante, prevedeva di “innalzare il Pantheon sulla basilica di Costantino”, cioè si voleva creare un edificio centrale con cupola, che sorgesse sulla pianta della chiesa precedente, risalente al 325 e che, all’epoca del ritorno del papato dal suo esilio avignonese nel 1377, aveva già più di 1000 anni di storia alle spalle e correva il serio pericolo di crollare. Nel suo interno si possono ammirare la Cattedra di San Pietro, un grande trono in bronzo, simbolo del magistero papale. In realtà, la magnifica opera barocca di Gian Lorenzo Bernini è un reliquiario al cui interno è conservata la sedia lignea che la tradizione identifica come quella si San Pietro in qualità di primo vescovo di Roma. Nonostante le sue dimensioni, la Cupola di San Pietro sembra fluttuare nell’aria. L’opera più famosa di Bernini all’interno della chiesa è lo spettacolare baldacchino in bronzo massiccio che copra l’altare maggiore della basilica. Le Grotte Vaticane, che si estendono sotto parte della navata centrale della basilica, sono una ramificata necropoli, composta da nicchie, corridoi e cappelle, dove si trovano diverse tombe dei primi cristiani, oltre a quelle di re e di vari papi, come quella di Pio XI. Piazza San Pietro svolge la funzione di una sala periptera per la basilica. Le due ali di colonne che conferiscono la forma ellittica alla spianata originale, rappresentano, secondo Bernini, braccia maternamente aperte che ricevono i Cattolici. L’obelisco eretto al centro è definito testimone muto, poichè San Pietro fu crocifisso proprio in quel punto. LA CAPPELLA SISTINA La Cappella Sistina, odierna sede del conclave, deve la sua fama agli affreschi, opera di Michelangelo, che ornano la volta e la parete dietro l’altare, con scene tratte dalla Genesi e del Giudizio Universale, oltre a santi e profeti. Michelangelo, 25 anni dopo aver terminato la volta, iniziò a decorare la parete dietro l’altare, creando l’enorme complesso pittorico del Giudizio Universale, al cui centro vi solo le figure di Cristo, energico e terrificante, e la Vergine, che intercede presso di lui per i peccatori. SAN PAOLO FUORI LE MURA E SAN GIOVANNI IN LATERANO Secondo la tradizione, la basilica di San Paolo Fuori le Mura è il luogo dove l’apostolo Paolo fu sepolto dopo aver subito il martirio. Nel XIX secolo è stato rinvenuto il cosiddetto sarcofago dogmatico (ora ai Musei Vaticani), uno dei più importanti esempi di scultura a soggetto cristiano risalente all’epoca costantiniana. L’arcibasilica papale di San Giovanni in Laterano è la cattedrale della diocesi di Roma e appartiene alla Santa Sede. Di fronte ad essa si trova la Scala Santa, che secondo la tradizione cattolica, sarebbe la scala salita da Gesù, per raggiungere l’aula dove avrebbe subito l’interrogatorio di Ponzio Pilato prima della crocifissione. SANTA MARIA MAGGIORE La basilica papale di Santa Maria Maggiore, che sorge sull’Esquilino, ha conservato la primitiva struttura paleocristiana, seppure arricchita da successive aggiunte. La statua di Pio IX, il papa del dogma dell’Immacolata concezione, è opera di Ignazio Jacometti ed è stata collocata nell’ipogeo per volontà di Leone XIII. Related posts: L’isola di Pasqua Il triangolo delle Bermuda La fontana angelica Roma: Il centro storico Napoli: Il centro storico
Roma: Il centro storico

CENTRO STORICO DI ROMA La prima zona dichiarata Patrimonio dell’Umanità è stato il centro storico all’interno delle Mura Aureliane, dove si trovano i monumenti più significativi dell’antichità. In un successivo ampliamento, del 1984, sono stati inclusi nella lista dell’Unesco anche i beni della Santa Sede nella Città del Vaticano e, nel 1990, le sue proprietà extraterritoriali, tra le quali vi è la basilica di San Paolo Fuori le Mura. Sono numerosi i monumenti e gli edifici che ci raccontano l’età di splendore dell’Impero romano, come il Foro romano con l’Arco di Costantino o di Massenzio e la casa delle Vestali, i Fori Imperiali con la Colonna Traiana o il Palatino con i resti dei palazzi imperiali. Il Colosseo, inaugurato nell’80 d.C., è un gigantesco anfiteatro con un perimetro di oltre 500 metri. Il famoso Pantheon, costruito intorno al 120 d.C. Nel periodo successivo alla caduta dell’Impero romano, l’Urbe divenne il centro della cristianità. I papi iniziarono ad ampliare la città e realizzarono, con la collaborazione dei più famosi artisti della loro epoca (Michelangelo, Raffaello e Bernini tra i tanti), magnifiche chiese e splendidi palazzi in stile rinascimentale e barocco, che racchiudono straordinari capolavori dell’arte. CAMPIDOGLIO E FORO ROMANO La Piazza del Campidoglio, che sorge sull’omonimo colle, fu progettata da Michelangelo con una pianta leggermente trapezoidale per sottolineare una prospettiva verso il Palazzo Senatorio. Al centro vi è la statua equestre dell’Imperatore Marco Aurelio. Il Foro romano vide le sue prime costruzioni intorno al VII secolo a.C. Quando venne dato l’avvio all’edificazione di edifici adibiti alla vita politica, giudiziaria, religiosa, commerciale e soprattutto sociale della città. Tra le rovine sono presenti numerosi templi, basiliche, tribune e archivi. IL COLOSSEO E L’ARCO DI COSTANTINO Il Colosseo è il più grande e importante anfiteatro romano del mondo. E’ in grado di contenere tra i 50.000 e i 75.000 spettatori ed è stato edificato in epoca Flavia, nel 72 d.C., sotto il regno di Vespasiano e inaugurato da Tito nell’80. L’Arco di Trionfo di Costantino venne eretto nel IV secolo per commemorare la vittoria di Costantino I il grande su Massenzio, nella battaglia di Ponte Milvio (312). Alcuni suoi elementi decorativi provenivano da monumenti anteriori, come il caso dei medaglioni (i cosidetti tondi adrianei). IL PALATINO Secondo il mito, Romolo e Remo fondarono Roma sul colle Palatino. Oggi è un grande museo a cielo aperto, dove è possibile visitare la Domus Aurea o lo Stadio di Domiziano. Sul Palatino si trovano anche le rovine della Domus Augusta, residenza del primo imperatore di Roma, con i suoi affreschi in ottimo stato di conservazione; tra essi colpiscono in particolare quelli della Stanza delle Maschere. MURA AURELIANE E VIA APPIA La via appia, una delle principali strade dell’Impero romano, collegava Roma con il porto di Brindisi, porta di accesso al Mediterraneo Orientale e al Vicino Oriente. Attraversa il Parco degli Acquedotti, dove si trova l’acquedotto Claudio, uno dei più importanti dell’antica Roma. Per realizzare le mura difensive dell’Urbe, note come Mura Aureliane, con la Piramide di Cestia in primo piano, l’Imperatore Aureliano dovette fare a meno dell’esercito, impegnato lungo le frontiere. PIAZZA DEL POPOLO Nella porta nord delle Mura Aureliane sorge Piazza del Popolo, realizzata in stile neoclassico, presieduta dalle chiese gemelle, Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto. Il nome della piazza deriva dal latino populus, ovvero pioppo, perchè secondo la tradizione nella zona sorgeva un boschetto di questi alberi. PIAZZA DI SPAGNA La famosa piazza di Spagna deve il suo nome al Palazzo di Spagna, sede dell’ambasciata spagnola presso la Santa Sede. Una magnifica scalinata unisce la piazza alla chiesa di Trinità dei Monti. Ai duoi piedi si trova la celebre Fontana della Barcaccia, in stile barocco, scolpita da Pietro Bernini e dal figlio, il più noto Gian Lorenzo. LA FONTANA DI TREVI La Fontana di Trevi e la più grande e la più famosa tra le monumentali fontane barocche di Roma. Disegnata da Nicola Salvi e terminata da Giovanni Pannini, la fontana è adagiata su un lato di Palazzo Poli, e si trova nel punto finale dell’Aqua Virgo, uno degli acquedotti più antichi che forniscono acqua alla città. PIAZZA COLONNA La colonna di Marco Aurelio, eretta per celebrare le vittorie dell’Imperatore nelle Guerre Marcomanniche, sorge ancora nel suo sito originale, l’odierna Piazza Colonna. Sula lato est si apre la Galleria Alberto Sordi (ex Galleria Colonna), realizzata nel 1914 in stile modernista, mentre sul lato nord della piazza si trova Palazzo Chigi. PALAZZO BARBERINI, PALAZZO COLONNA, PALAZZO DORIA-PAMPHILJ Palazzo Colonna è uno dei più antichi palazzi privati di Roma. La sua costruzione, iniziata nel XIV secolo, si è protratta per 5 secoli e ciò ha comportato la sovrapposizione di diversi stili architettonici. Il palazzo appartiene alla nobile famiglia dei Colonna. Il Trionfo della Divina Provvidenza, affresco opera di Pietro da Cortona, orna il soffitto del grande salone al piano nobile di Palazzo Barberini. Progettato dall’Architetto Carlo Maderno, dopo la morte di questi, nel 1629, la direzione dei lavori fu affidata a Gian Lorenzo Bernini. Nella Galleria Doria Panphilj, cuore espositivo dell’omonimo palazzo, è conservata la maggior parte della collezione privata della famiglia dalla quale prende il nome. La storia del Doria-Panphilj è il risultato di alleanza multiple tra famiglie aristocratiche di ogni parte d’Italia. CHIESA DI SANT’IGNAZIO DI LOYOLA IN CAMPO MARZIO La chiesa barocca di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio, dedicata al fondatore della Compagnia di Gesù, fu edificata a partire dal 1626 e terminata nel 1722. Il suo interno appare più alto di quanto non sia in realtà, grazie alla quadrature di Andrea Pozzo, che sul soffitto realizzò affreschi in pittura prospettica, con architetture illusorie. SANTA MARIA SOPRA MINERVA Per le sue bellissime volte azzurro-indaco, è forse l’unica chiesa gotica in una Roma dove dominano il Romanico e il Barocco. La basilica, che custodisce le spoglie di Santa Caterina da Siena e di Beato Angelico,
La fontana angelica

Nella città di Torino sembra che nulla sia stato lasciato al caso, nemmeno l’orientamento delle chiese, dei palazzi, il disegno delle piazze o addirittura le facciate di certe costruzioni patrizie: gli architetti si sono tramandati per secoli i significati nascosti dei simboli attraverso le loro opere. Per capire, o non capire ciò, dobbiamo rifarci alla Massoneria che custodisce ancora il segreto dei simboli e tornare a migliaia di anni fa quando Hiram costruì a Gerusalemme il tempio di Re Salomone. Hiram era il depositario dei segreti che provenivano da Kha, l’architetto dei faraoni, e prima di lui da Toth, che insegnò agli uomini linguaggio, scrittura e tecnologia. La Fontana Angelica di piazza Solferino è costruita secondo queste regole e al di là della sua architettura esteriore c’è tutta una tradizione massonica molto difficile da interpretare. Storicamente la fontana era stata richiesta al Comune dal grand’Ufficiale Pietro Bajnotti a ricordo dei propri genitori, e avrebbe dovuto essere collocata di fronte al Duomo. In chiave esoterica la scelta di spostarla dove si trova oggi fu sbagliata, perché la fontana ha perso l’orientamento verso est.Così come ci appare è composta da quattro gruppi di statue appoggiati a basi di granito: ai lati ci sono due gruppi femminili, la Primavera e l’Estate; al centro in posizione più alta si trovano due figure maschili che versano acqua da un otre, l’Autunno e l’Inverno. La Primavera è seduta su un mantello di fiori e con una mano accarezza un bimbo che lancia nell’aria uno stormo di rondini; alle loro spalle c’è un altro bambino che solleva il mantello dove è seduta la donna. L’Estate è sul lato destro appoggiata a fasci di spighe e vicino ha un bimbo che sorregge una ghirlanda piena di mele, pere ed uva. L’Autunno, giovane, è appoggiato alla chiglia di una nave e nasconde in una mano una rosa un po’ appassita; la figura è avvolta da una ghirlanda di melograni e sull’altro lato vi è un bambino che gioca con ananas, banane e pannocchie. L’Inverno è una figura barbuta e corrucciata, appoggiata ad un ceppo di quercia dai rami spogli e nodosi; la sua mano afferra l’otre a forma di ariete, poggiato ad un’aquila con una sola ala aperta. Sul lato posteriore si trova un bimbo sorridente con i capelli disposti a raggiera; un altro bimbo gli offre un grosso pesce, mentre un terzo gioca con una ghirlanda di pigne. Ma veniamo al significato nascosto dell’opera. L’Inverno guarda verso oriente e, insieme con l’Autunno, rappresenta i giganti Boaz e Jaquim, i due sostenitori delle colonne d’Ercole, i guardiani della soglia che immette sull’infinito. Boaz è la “parola di passo”, il primo grado dell’iniziazione che il neofita compie nel cammino per i trentatré scalini delle logge massoniche. Jaquim rappresenta la perfezione, la luce, la conoscenza, mentre Boaz le tenebre e l’ignoranza. La conoscenza è simboleggiata dall’acqua che i due personaggi versano dagli otri, mentre questi ultimi sono due simboli astrologici: l’acquario è l’età verso cui si avvicina l’umanità, e l’ariete il segno sotto il quale si trova l’Italia. Nel significato alchemico l’ariete è simbolo del vello d’oro, meta degli Argonauti, ma anche momento di trasformazione della materia verso la perfezione. Il bimbo con i capelli a raggiera è il frutto di ciò, è il Sole; quello con il pesce è il simbolo del Cristianesimo che si avvicina al suo maestro. Le due figure maschili rappresentano anche Osiride, la più antica divinità egizia, le figure femminili rappresentano Iside, sua sposa e sorella. Ma le due donne simboleggiano anche i due aspetti dell’amore, quello sacro (Primavera) e quello profano (Estate), e anche la Virtù contrapposta al Vizio. Un altro grande segreto è custodito nella disposizione dei blocchi di granito. Se si osserva la fontana a distanza, da posizione centrale, si nota che fra le due figure maschili si apre un varco rettangolare. E’ il cuore del mistero e rappresenta la soglia invalicabile per i profani, oltre la quale si entra in una dimensione sconosciuta, si accede a terre al di là delle colonne d’Ercole. E’ l’ingresso alla Caverna Luminosa in cui sono custoditi i misteri alchemici che regolano tutto il mondo. Related posts: L’isola di Pasqua La sfinge Stonehenge Tunguska Il triangolo delle Bermuda
Il triangolo delle Bermuda

Il Triangolo delle Bermuda (o Triangolo del diavolo) è un’area situata al largo della costa meridionale atlantica degli Stati Uniti. La zona triangolare è nota per un’alta incidenza di sparizioni inspiegabili di navi, piccole imbarcazioni e aerei. Bermuda, Miami e San Juan sono generalmente accettati come i vertici del triangolo. Alle ore 14 del 5 dicembre 1945 cinque aerei TBM Avengers della marina americana partirono dalla base di Fort Lauderdale (Florida) per un’esercitazione di tiro al bersaglio. La squadriglia puntò verso est, in direzione delle Bahamas, raggiunse il bersaglio, completò l’esercitazione e imboccò la strada del ritorno. O, almeno, credette di imboccarla. Alle 15.15, infatti la torre di controllo di Fort Lauderdale ricevette un messaggio dal comandante, il tenente Charles Taylor. “Chiamo la torre. Emergenza. A quanto sembra siamo fuori rotta. Non riusciamo a vedere la terra…” E ancora: “Non sappiamo la nostra posizione! Non sappiamo dove sia l’ovest… Qui non funziona più niente… Anche il mare non è dove dovrebbe essere!”. La base di Fort Lauderdale ricevette qualche altro confuso messaggio: “Tutte le mie bussole sono guaste”, “Non so dove ci troviamo”, “Nessuna terra è in vista”. Le comunicazioni, sempre più disturbate e contraddittorie, continuarono fino alle 16. Poi, più niente. Un apparecchio di ricognizione fu inviato immediatamente sulla zona dove gli aerei avrebbero dovuto trovarsi. Era un grosso Martin Mariner. L’apparecchio inviò un messaggio a proposito dei venti che soffiavano con intensità al di sopra dei 1800 metri. Furono le ultime parole del suo comandante, il tenente Kane. Anche il Martin Mariner interruppe ogni contatto con la base, senza alcuna apparente ragione. Trecentosette aeroplani, quattro cacciatorpedinieri, diciotto vedette della guardia costiera, centinaia di aerei e imbarcazioni private parteciparono alla più colossale ricerca della storia. Novecentottantacinque miglia quadrate di mare furono perlustrate palmo a palmo ma non fu rinvenuta nessuna traccia (macchie di olio, zattere di salvataggio, relitti galleggianti o altro) che potesse far pensare a un incidente. La commissione d’inchiesta che si occupò del caso non espresse un parere. Ascoltò cinquantasei testimonianze in quattordici giorni di udienze; esse vennero verbalizzate e il caso fu chiuso. Fu dopo questo incidente inesplicabile che si cominciò a collegare quel tratto di mare con altre sparizioni dall’apparenza inquietante avvenute in passato. Nel 1800 la U.S.S. Pickering sparì tra la Guadalupa e Delaware; nel 1814 la U.S.S. Wasp scomparve nei Caraibi; e poi il Grampus, la Maria Celeste, l’Atlanta. Un’infinità di navi o inghiottite dal nulla oppure ritrovate, come la Rosalie, completamente vuote, abbandonate senza apparente ragione dall’intero equipaggio. Dopo quel fatidico 5 dicembre, le sparizioni non accennarono a diminuire. Un jet passeggeri scomparve per 10 minuti dal radar del controllore di volo di Miami. L’aereo in seguito riapparve, atterrò senza problemi e tutti a bordo apparvero in buone condizioni, solo che tutti gli orologi erano indietro di 10 minuti. Quando il pilota venne interrogato, riferì che in quel lasso di tempo non era avvenuto nulla al di fuori dell’ordinario, ad eccezione del fatto che avevano volato attraverso una nebbia chiara. Related posts: L’isola di Pasqua La sfinge Stonehenge Tunguska La fontana angelica
Tunguska

E’ il 30 Giugno del 1908 quando alle 7:14 dell’ora locale un oggetto infuocato di imprecisata velocità, squarcia il sereno cielo siberiano e si schianta nella taiga. La sua potenza distruttrice genera un’esplosione pari a 12 megatoni (5 X 10 alla 16 J), vale a dire mille bombe di Hiroshima. Una forza invisibile schiaccia e abbatte tutti gli alberi in un raggio di 770 miglia, accanto al fiume Tunguska, abbattuti e rovesciati con le radici completamente fuori dal terreno. Le poche piante che si salvano, squarciate e bruciate, restano a disegnare un paesaggio spettrale. Le temperature sviluppate intorno ai dalla violenta esplosione (intorno ai 15000 gradi Kelvin) determinarono la distruzione di interi branchi di renne. All’ esplosione termica iniziale seguono violentissime onde d’ urto, una tempesta infuocata ed una pioggia nera che contaminò il territorio per centinaia di miglia. La scossa sismica che ne derivò fu registrata negli osservatori di Mosca, Parigi, Londra e perfino Washington, dall’ altra parte del globo. Una gigantesca colonna di fuoco si alzò nel terso cielo azzurro, raggiungendo un’ altezza tale da rendere visibile la sua luce accecante agli sbigottiti siberiani distanti centinaia di miglia. I bagliori furono visibili anche in Europa e Asia, tanto che un golfista Inglese scrisse sul Times di aver potuto quella sera tranquillamente leggere un libro a l’una di notte. Il boato dell’esplosione fu udito fino a 200 chilometri dall’ epicentro. l khan (sindaco) di Vanavara, l’unico villaggio nei pressi, a 80 km, mandò degli esploratori a vedere cosa fosse accaduto alle renne al pascolo in quella regione. Tornati, questi racconteranno storie di morte e distruzione tali che l’intera zona divenne in breve tempo tabù. Ma quale evento avrebbe generato una tale catastrofe? Le prime risposte a questa domanda arrivarono dopo ben 19 anni dalla data dell’evento, questo perchè nel frattempo la Russia stava attraversando una complicata situazione politica (la fine della guerra russo-nipponica, rivoluzioni, brigantaggio), e per questo motivo i fatti di Tunguska non rappresentarono una preoccupazione prioritaria. Ma a quanto pare i governi non furono gli unici a non dare importanza al fenomeno, tant’è che perfino nei giorni a ridosso della catastrofe nessuno ne parlò, furono spese solo poche righe su alcuni giornali locali. Uno di questi, il ‘Sibirskaya Zhizn’ proponeva una ipotesi meteorica del fenomeno. Fu prorpio leggendo tale quotidiano che il ricercatore scientifico Leonid Kulik, si mise a capo di una spedizione per conto dell’Accademia delle Scienze Russa, per far luce sull’accaduto. Una volta giunto sul posto, quello che si parò davanti agli occhi dell’incredulo Kulik fu uno scenario apocalittico, non vi era infatti più traccia della foresta che avrebbero dovuto trovarvi, vi erano solo arbusti divelti e carbonizzati nell’area di almeno 2200 km quadrati. Ma nonostante anni di ricerche e inutili scavi nelle torbiere del monte Stojkoviched, il drenaggio dei laghetti della Palude Sud, Kulik non riuscì mai a trovare nessuna traccia del cratere che il metorite di ferro-nichel alla base della sua teoria, avrebbe dovuto lasciare. Per spiegare l’assenza di tracce Kulik affermò che si sarebbe dovuto trattare non di un singolo meteorite, bensì di uno sciame,ma anche in questo caso non mancarono le smentite, infatti se così fosse stato, si sarebbero dovuti trovare almeno dei piccoli frammenti. Ma così non fu e con l’avvento della seconda guerra mondiale e della dittatura stalinista il mondo dimenticò l’enigma di Tunguska, almeno fino a quando lo scrittore di fantascienza e saggista sovietico ing. Alexander Kazantsev, propose attraverso una serie di articoli ed il libro “L’ospite dello spazio”, un ipotesi ufologica dell’impatto, molto singolare. Egli era fermamente convinto che data l’assenza di prove materiali di un impatto meteorico, quella dell’UFO crash fosse un ipotesi plausibile. Neanche a dirlo, nell’arco di breve tempo, numerose istituzioni tuonarono contro questa teorie giudicata assurda, e così l’Accademia delle Scienze russa decise di aprire nuove ed accurate indagini. Ma ancora una volta non fu trovato nulla di definitivo. Al fine di facilitare una più attenta analisi dei fatti, abbiamo ritenuto utile catalogare le numerose ipotesi affinchè possiate avere un quadro complessivo della casistica. 1) IPOTESI COMETARIA Nel 1978 l’astronomo cecoslovacco Lubor Kresak rilanciava l’ipotesi cometaria, asserendo che l’ordigo di Tunguska altro non era che un pezzo staccatosi dalla cometa Encke. Si sarebbe trattato dell’esplosione del nucleo radioattivo di una cometa.Ma ben presto approfonditi studi confutarono questa ipotesi. Il ritrovamento nel 1987 di un frammento si iridio sarà la prova che scarterà definitivamente tale teoria.. 2) IPOTESI METEORICA E ASTEROIDEA L’ipotesi che a tutt’oggi convince di più, sorretta da numerosi studiosi, sarebbe quella che identificherebbe l’oggetto in questione con un asteroide di natura rocciosa, grande come un grattacielo del peso di circa 1milione di tonnellate, ma poco compatto. La sua scarsa compattezza sarebbe stata alla base della sua esplosione a qualche centinaio di metri dalla superficie. Secondo questa teoria l’asteroide viaggiando ad una velocità di circa 15 km/s sarebbe penetrato all’interno dell’atmosfera terrestre e sottoposto alla resistenza dell’aria si sarebbe frantumato, a questo punto una volta decelerato si sarebbe riscaldato fino a raggiungere i 30.000 gradi Kelvin. L’enorme calore prodotto avrebbe provocato l’incendio della foresta e l’immane onda d’urto, stimata in termini di pressione intorno ad 1 tonnellata/mq, che avrebbe abbattuto gli alberi, e quant’altro si parò sul suo cammino, lasciando al suolo un’orma ‘a farfalla’ di 2150 kmq di terra devastata. L’enorme fungo sarebbe stato responsabile dell’esplosione captata dai sismografi e della segnalazione, sui magnetometri russi, di un momentaneo ‘secondo polo nord’, a Tunguska. Con questa ipotesi si spiegherebbe anche perchè alcune chiazze chiazze di vegetazione siano rimaste qua e là intatte. Merito delle nuvole a pecorelle, che avrebbero protetto alcuni sprazzi di terreno dal rogo irradiante, che si alimentava dell’azoto atmosferico, ossidato dalle alte temperature. Il ritrovamento nel 1987 di un frammento di iridio (metallo particolarmente presente nei meteoriti), sembrò essere una conferma delle ricerche dello studioso croato Korado Korlevic, che partecipò alla spedizione internazionale del 1990 ed autore del libro “Tunguska Risolto”. Oltre all’iridio, nella zona prossima all’epicentro, furono trovate anche delle piccole sferette vetrose, come documentò nel settembre
Stonehenge

In una della prime opere dedicate a Re Artù, la Vita Merlini (circa 1140) di Geoffrey di Monmouth, si parla di un complesso circolare composto da enormi pietre, la Chorea Gigantum (“Danza dei giganti”) che si trovava in Africa, poi era stato portato in Irlanda da un popolo di giganti. Qui era stato sistemato sul “Monte Killarus”, come monumento funebre per quattrocentosessanta nobili soldati di Aurelio Ambrosius uccisi dai Sassoni. Re Uther Pendragon tentò di trasportarlo in Inghilterra, ma l’impresa era superiore alle sue forze, così dovette rivolgersi al mago Merlino. Questi, con l’aiuto degli angeli, lo trasferì nella piana di Salisbury, dove esiste tuttora con il nome di Stonehenge. CERCHI CONCENTRICI Stonehenge è senza dubbio il luogo misterioso più conosciuto d’Europa. Il primo impatto è quantomeno deludente: la zona è circondata da una specie di fiera da strapaese, con venditori di souvenir, bibite e cartoline; ma basta riuscire a estraniarsi da quella gran bagarre per trovarsi avvolti dal fascino misterioso che permea l’intero ambiente. Massi oblunghi simili a colonne spesso sormontati da architravi del peso di parecchie tonnellate si levano tutt’intorno distribuiti in cerchi concentrici; l’effetto generale è quello di una magica arena in cui non è difficile immaginare antichi sacerdoti Druidi intenti a misteriose evocazioni. Dopo un’occhiata panoramica a 360 gradi, al visitatore non rimane che alzare gli occhi al cielo: è forse lì che si trova la risposta ai molti interrogativi sollevati dalla disposizione dei megaliti. E, difatti, pare che sia così. Abbandonata l’iniziale ipotesi che il complesso fosse una sorta di cattedrale elevata dai Druidi su un terreno magico e destinata ai sacrifici umani, la probabile funzione di Stonehenge è stata forse identificata all’inizio di questo secolo. IL COMPUTER DI PIETRA Gli studi dell’astronomo e scienziato Sir Norman Lockyer hanno portato alla datazione delle varie fasi del complesso. I megaliti sono stati eretti attorno al 2800 a.C., parzialmente distrutti, risistemati nel 1560 a.C. e, successivamente di nuovo abbattuti. Nel corso dei secoli, infatti, Stonehenge ha subìto vari attacchi, non ultimo quello dei sacerdoti cristiani che vi vedevano una sorta di tempio del demonio. Gli archi che compongono i vari cerchi concentrici sono rivolti verso il Sole e le costellazioni. A che scopo? Per poter studiare gli spostamenti di questi astri – spiega Lockyer – in base alle ombre proiettate dalle pietre e a certi allineamenti tra il Sole e gli archi che si verificano in alcuni giorni dell’anno. Secondo Gerald Hawkins, astronomo americano, Stonehenge altro non è che un gigantesco computer di pietra, che consente di effettuare complicati calcoli sul sorgere e tramontare del Sole, sui movimenti della Luna e sulle eclissi. Ma da dove derivano le conoscenze, indubbiamente assai approfondite, che hanno permesso una simile realizzazione? Euan Mac Kie, direttore del museo di Glasgow, sostiene che esisteva una sorta di scuola nei dintorni di Durington Walls ove i discepoli venivano iniziati ad antiche misteriose discipline. Quanto antiche? E chi era il loro iniziatore? Come al solito, la risposta è avvolta nel mistero. Intanto, incuranti delle conclusioni scientifiche e della sorveglianza della Polizia di Sua Maestà, ancor oggi membri dell’United Ancient Order of Druids , una setta fondata nel 1883, continuano a utilizzare quella che loro ritengono la “Cattedrale dei Druidi” per compiervi riti misteriosi. Nel 1986 è stata vietata la celebrazione del tradizionale “Festival di mezz’estate”, dopo violenti scontri tra la polizia e i partecipanti; se comunque sentite ugualmente il bisogno di diventare un Druido, scrivete alla Keltic Society and the College of Druidism (Kaer Eidyn, 4A Minto Street, Edinburgh EH9 1RG, Scozia). Related posts: L’isola di Pasqua La sfinge Tunguska Il triangolo delle Bermuda La fontana angelica
Rennes le chateau

Francia, 1892. La piccola chiesa del paese di Rennes-le-Chateau necessitava ormai da decenni di riparazioni, e il parroco, François Berenger Saunière, era riuscito a raccogliere faticosamente il denaro necessario. Per prima cosa il sacerdote si occupò dell’altare: la lastra di marmo che ne costituiva il piano venne staccata dal muro cui era cementata, e sollevata dalla colonna che la sosteneva. E, in una cavità al suo interno, Saunière ritrovò alcuni manoscritti del XIII secolo, dando inizio a un affaire ormai centenario. Fino al 1892, infatti, il parroco aveva dovuto arrabattarsi per far quadrare i conti della parrocchia; dopo il ritrovamento delle pergamene, qualcosa cambiò d’improvviso. Saunière le mostrò al vescovo di Carcassonne, poi chiese e ottenne il permesso e il denaro per recarsi a Parigi e fare esaminare i manoscritti da uno specialista. Nella capitale rimase per tre settimane, dove trascorse gran parte del tempo al Louvre e acquistò le riproduzioni di vari quadri, tra cui un dipinto di Nicholas Poussin intitolato Pastori d’Arcadia . Quest’ultima tela, realizzata intorno al 1640, rappresentava un sarcofago con l’iscrizione “Et in Arcadia Ego”; il sarcofago esisteva veramente a poca distanza da Rennes-le-Chateau, e sebbene, in teoria, Poussin non si fosse mai recato da quelle parti, anche il paesaggio dello sfondo del quadro sembrava coincidere con quello reale. Intanto i lavori alla parrocchia proseguivano; sotto l’impiantito fu rinvenuta una lapide di pietra; essa venne rimossa, ma solo Saunière ebbe modo di vedere cosa celava. Da quel momento il parroco cominciò a compiere lunghe esplorazioni nei luoghi circostanti, finchè , qualche tempo dopo, i lavori di restauro ripresero. Ma, questa volta, con grande spiegamento di mezzi: d’improvviso il denaro cominciò a scorrere a fiumi: il sacerdote sembrava ora possederne in quantità illimitata. Saunière acquistò molti terreni circostanti, costruì una passeggiata a semicerchio, e fece edificare una torre che chiamò Tour Magdala in onore di Maria Maddalena. Saunière pagò tutti i lavori di tasca sua, e continuò a disporre di grandi quantità di denaro fino alla sua morte (1917). Da dove veniva quell’improvvisa ricchezza? E perchè il sacerdote aveva voluto che sul portale della sua chiesa comparisse la dicitura “Terribilis est locus iste” , ovvero “Questo è un luogo terrificante”? IL TESORO MALEDETTO Per quasi settant’anni l’enigma dell’improvvisa ricchezza del parroco rimase relegato tra i misteri locali; poi, nel 1968, Gerard De Sede, esoterista e scrittore specializzato in saggi sui tesori nascosti, raccontò la storia di Saunière nell’intrigante volume Le Tresor Maudit (Il tesoro maledetto ). Secondo De Sede, il sacerdote aveva risolto un complicato codice che coinvolgeva, oltre alle pergamene, il quadro di Poussin, giungendo così al nascondiglio di un tesoro maledetto (le ragioni del sinistro attributo non sono perfettamente chiare, ma giustificano la frase “Terribilis est locus iste”) forse proveniente dal Tempio di Gerusalemme. Grazie al successo di Le Tresor Maudit, il nome di Rennes-le-Chateau balzò d’improvviso alla ribalta. Nel 1970, un giornalista inglese, Henry Lincoln, dopo essersi ulteriormente documentato sull’argomento, realizzò tre documentari per la BBC, The Lost Treasure of Jerusalem?, The Priest, the Painter, and the Devil, The Shadow of the Templars, che alimentarono l’interesse attorno al caso. Nel corso di alcune interviste con Gerard De Sede, Lincoln si convinse che questi faceva parte di una misteriosa consorteria, il Priorato di Sion , e che nel suo Tresor Maudit aveva volutamente disseminato una serie di indizi, affinché qualcun altro portasse avanti la ricerca. Partendo da questo presupposto, insieme ai colleghi Michael Baigent e Richard Leigh, Lincoln scrisse nel 1982 The Holy Blood and the Holy Grail (Il mistero del Graal): le sue sorprendenti conclusioni sono descritte nel paragrafo “Linea di sangue” alla voce Graal, cui vi rimandiamo. L’enorme successo del volume generò una Parte seconda , The Messianic Legacy ( L’eredità messianica , 1986), e una Parte terza , The Holy Place (1991), scritta dal solo Lincoln, che introduce una nuova, affascinante ipotesi. IL LUOGO SACRO Oltre ai segreti rivelati dai volumi precedenti, i documenti ritrovati a Rennes-le-Chateau ne avrebbero nascosto un altro ancora più inquietante, che neppure il parroco Saunière aveva scoperto. Partendo dalle pergamene e dal quadro di Poussin, decrittando codici segreti dapprima elementari e poi sempre più complessi, Lincoln avrebbe scoperto, tutto intorno a Rennes-le-Chateau, le coordinate di una vasta serie di luoghi sacri collegati tra loro da lunghi “leys”. Con la logica rigorosa (e, per i non addetti, assai poco coinvolgente) con cui si porta avanti un teorema di analisi matematica, Lincoln riesce a dimostrare come questi primi luoghi siano allineati ad altri, e questi ad altri ancora, fino a formare un pentacolo perfetto , un immensa stella a dieci punte perfettamente regolari con al centro il sito di Coustlaussa. Questo vasto territorio costituirebbe un immenso luogo sacro, un incredibile tempio alla Grande Madre elevato dagli stessi misteriosi costruttori del Neolitico che – in scala di gran lunga minore – avevano edificato Stonehenge, Avebury e altri siti megalitici d’Europa. Vero o falso? Dal punto di vista logico, la dimostrazione di Lincoln non fa una grinza; ci sarebbe solo da verificare se essa non potrebbe essere applicata a qualunque altro luogo della Terra (l’autore asserisce di no). Sta di fatto che le ipotesi sul Mistero di Rennes-le-Chateau continuano a moltiplicarsi: agli inizi degli anni Novanta i saggi sull’argomento (tra cui Rennes-le-Chateau, Capitale Secrète de la France) superavano abbondantemente la cinquantina, e il loro numero continua ad aumentare. In più, siccome sulla figura di Saunière sono state fatte molte illazioni anche negative (per esempio che avrebbe ricattato la Chiesa per non rendere pubbliche certe sue scoperte), è nata un associazione che ne difende la memoria (Les Amis de Berenger Saunière , 11, Rue Gutenberg, 06000 Nizza). Related posts: L’isola di Pasqua La sfinge Tunguska Il triangolo delle Bermuda La fontana angelica
Le piramidi di Giza

Le piramidi d’Egitto, i monumenti più misteriosi della Terra, vennero edificate (almeno secondo la maggior parte degli storici, perché come al solito, esistono teorie contrastanti) in un lasso di tempo relativamente breve, cioè dal 2800 al 2500 a.C. Delle trentacinque piramidi principali disseminate in Egitto la maggioranza si trova ai margini del deserto, a ovest del Nilo. Sorgono generalmente a gruppi; il più famoso è quello di Gizah, non lontano dal Cairo, costituito dalle tre immense costruzioni geometriche osservate dall’altrettanto enigmatica Sfinge. La Grande Piramide, nota anche come Piramide di Khufu o di Cheope (Cheope è il nome greco di Khufu) fu costruita tra il 2700 e il 2600 a.C., durante la IV dinastia; è la più grande del mondo; il lato di base misura 230 metri; l’altezza è di 150 metri. E’ composta da due milioni e trecentomila blocchi di granito, che pesano circa due tonnellate e mezzo l’uno; il suo peso totale è di cinque milioni e settecentocinquantamila tonnellate. All’interno è quasi completamente piena, ma stretti passaggi collegati con l’esterno da prese d’aria conducono a camere sotterranee. La prima esplorazione sistematica risale all’820 d.C., quando il califfo Abdullah Al Mamun, particolarmente appassionato delle scienze matematiche e della navigazione, decise di penetrarvi, convinto che al suo interno si trovasse una stanza segreta piena di carte geografiche e astronomiche lasciate da qualcuno di una civiltà precedente. Fu la sua équipe di scavo che, dopo aver rinunciato a trovare un’entrata segreta di cui si vociferava, perforò la parete esterna per trenta metri e raggiunse – quando ormai ogni speranza sembrava perduta – il corridoio noto come Passaggio Discendente . La ricerca di nuove aperture e passaggi continua ancora oggi; nell’ottobre 1987 è stata rinvenuta una nuova stanza contenente una “barca solare”. UN MONUMENTO IMPOSSIBILE Pur con tutte le moderne tecnologie che abbiamo a disposizione, opere come la piramide di Cheope potrebbero essere realizzate oggi solo con immense difficoltà, o addirittura – come asseriscono alcuni ingegneri – non potrebbero più venire realizzate. Come se la cavarono allora gli architetti del Faraone? Studiosi come Kurt Mendelssohn hanno elaborato interessanti teorie che coinvolgono rulli, carrucole, barconi, piani inclinati, e un numero enorme di operai (non schiavi, fa rilevare Mendelssohn, ma gruppi di lavoratori momentaneamente disoccupati che giungevano da ogni parte dell’Egitto durante le stagionali inondazioni). Se ne legge in ogni testo scolastico; sta di fatto che, quando si vede il risultato ottenuto, queste spiegazioni razionali non riescono a convincere. Ecco dunque perchè la Grande Piramide è diventata il simbolo del mistero, ed ecco perchè, nel corso dei secoli, è stata associata a molti culti e interpretata, di volta in volta, come un tempio magico, un osservatorio astronomico o il modello dell’Arca di Noè. IPOTESI FANTASIOSE La vera e propria mania per le piramidi esplose nel 1830. Un certo John Taylor, che non le aveva mai visitate ma che si basava su alcune misurazioni effettuate dal colonnello Howard Vyse, pubblicò un volume dal titolo The Great Pyramid: Why Was It Built and Who Built It? ( La Grande Piramide: chi l’ha costruita e perchè? ). Esaminando le sue misure Taylor credette di trovare una straordinaria serie di coincidenze matematiche tra il peso, il perimetro e l’altezza della piramide e (in proporzione) il peso della Terra, la sua distanza dal Sole e la lunghezza dell’anno solare. Altri autori, come Charles Piazzi Smith e Robert Menzies, affermano addirittura di aver letto nei rapporti tra le lunghezze dei corridoi della piramide alcune date fatidiche della storia del mondo. Da qui il passaggio ad altre ipotesi fantasiose è quasi immediato. Per alcuni le piramidi furono costruite dagli abitanti di Atlantide molti millenni prima della loro “data di nascita” ufficiale; si trattava di segnali studiati per resistere nei millenni e comunicare messaggi alle generazioni future; altri pensano che le piramidi siano state costruite dagli extraterrestri, o per lo meno facendo uso di apparecchiature extraterrestri; altri ancora ritengono che i popoli antichi possedessero il potere di rendere leggera la pietra grazie a poteri ESP. IL POTERE DELLA PIRAMIDE Volete risparmiare i soldi delle lamette da rasoio? Costruite una piccola piramide in scala con quella di Cheope e piazzateci dentro una lametta: vedrete che ritornerà affilatissima. Vi sentite stanchi e abbacchiati? Costruite una piramide in scala e ficcatela sotto il letto; vedrete che dormirete benissimo. Volete disidratare un frutto o imbalsamare il vostro gatto? Al solito, costruite una piramide in scala con quella di Cheope, infilate sotto la piramide Pera o Micio, e il gioco è fatto. Queste affermazioni sono tratte da un volume molto popolare qualche anno fa, Pyramid Power (Il potere della piramide ), il quale sostiene che i particolari rapporti tra il perimetro e l’altezza della Piramide di Cheope generano al suo interno – e all’interno dei modelli in scala – particolari effetti. Il libro ha creato una vera e propria schiera di piramidofili : a Napoli esisteva addirittura una bottega, la Neon Argo , specializzata nella costruzione di Piramidi Magiche. Related posts: L’isola di Pasqua La sfinge Tunguska Il triangolo delle Bermuda La fontana angelica
La sfinge

Lo scrittore J. A. West, un appassionato studioso delle civiltà perdute, conobbe personalmente Schwaller de Lubicz, un eccezionale egittologo, teosofo ed esoterista prossimo anche alla cerchia di discepoli di Fulcinelli. In questo tipo di ambiente era diffusa la credenza che la Sfinge e la grande piramide di Giza fossero il prodotto di una civiltà di molto più antecedente a quella egiziana. Questo era dimostrabile dalle evidenti tracce di erosione che implicavano forzatamente una vita di almeno 5.000 – 10.000 anni più lunga di quanto riconosciuto dall’archeologia. Desideroso di verificare scientificamente queste affermazioni, West riuscì nel 1990 a organizzare una vera e propria spedizione scientifica sul posto. Ad essa, oltre che allo stesso West, presero parte il geologo Robert Schoch dell’università di Boston e il geofisico Thomas L. Dobecky e una equipè composta da un oceanologo, un architetto e altri due esperti in geologia. Sulla base di accurate indagini venne attestato che l’erosione del colosso, attribuita normalmente all’azione del vento e della sabbia, era dovuta invece a un altro elemento.- l’acqua. Usualmente si fa risalire la Sfinge, scavata direttamente nella roccia, e i due arcaici templi a essa connessi al 2.500 circa a.C. e la loro paternità è attribuita al faraone Chefren in base a una lapide recante il suo nome rinvenuta sul posto. Tenendo presente il clima estremamente secco dell’Egitto negli ultimi 5.000 – 6.000 anni e considerato il fatto che la Sfinge stessa è rimasta sepolta sotto il manto protettivo della sabbia per secoli e secoli, la sua accentuata erosione risulta un fatto inspiegabile alla geologia se non retrodatandone di parecchi millenni la costruzione, esattamente a quel periodo di forti precipitazioni che coincide con la fine dell’ultima glaciazione. Questo tipo particolare di erosione verticale è dovuta all’azione della pioggia nel corso dei millenni. Pur non potendo essere attribuita a un periodo di sommersione in acque marine – tesi cara a Fulcinelli – dimostra comunque inequivocabilmente la presenza di una antichissima civiltà, padrona di tecniche di estrazione e lavorazione della pietra incredibili per l’epoca con tutta la serie di considerazioni che ne conseguono. Sia West, sia Colin Wilson che Graham Hancoch, che hanno divulgato a livello mondiale queste scoperte e queste argomentazioni, ritengono, come Hapgood e molti altri del resto, che sia ormai innegabile l’esistenza di una civiltà mondiale da alcuni identificata con Atlantide presente almeno 10.000 anni prima di Cristo. Dopo il grande Diluvio dovuto allo spostamento dei poli, al conseguente scioglimento dei ghiacci e forse ad altre cause concomitanti, questa civiltà sarebbe scomparsa lasciando tuttavia alcuni nuclei di vita, affidati a ristrettissime cerchie sacerdotali, dispersi per il mondo. Queste colonie sopravvissute di Atlantide, divenuta preda dei ghiacci al Polo Sud o più tradizionalmente sommersa dalle acque dell’Atlantico, furono in grado di sopravvivere alla generale barbarie in cui cadde l’umanità e di riaccendere, millenni e millenni più tardi i fuochi delle nuove civiltà. Related posts: L’isola di Pasqua Le piramidi di Giza Tunguska Il triangolo delle Bermuda La fontana angelica
L’isola di Pasqua

I Monumenti dell’Isola di Pasqua sono misteriose teste antiche note come Moai che furono trovate in un’isola del Cile nell’Oceano Pacifico meridionale a circa 3700 km. Ad ovest della terraferma. L’Isola di Pasqua, localmente conosciuta come Rapa Nui, fu scoperta da alcuni esploratori olandesi con a capo il Capitano Jakob Roggeveen il giorno di Pasqua del 1722 ed è nota per le sue antiche rovine di origine sconosciuta, incluse tavolette di geroglifici e colossali teste scolpite nella roccia vulcanica che si ritiene risalgano al 1400 circa. L’Isola di Pasqua nasconde, nei suoi 400 chilometri quadrati di superficie, un grande numero di misteri, e forse molti non sarebbero tali se, nel 1862, i trafficanti di schiavi peruviani non avessero deportato gran parte dei suoi già scarsissimi abitanti. Quando infatti si cominciò a studiare l’isola da un punto di vista antropologico e storico, la sua struttura sociale era completamente distrutta, e l’origine della sua scrittura dimenticata insieme a quella dei Moai, i grandi volti di pietra. Tutte le (poche) informazioni che ora possediamo sull’isola giungono da una tradizione ormai confusa e contraddittoria. Secondo gli isolani superstiti, nell’isola abitavano due differenti razze: le “Orecchie Lunghe”, che provenivano dall’est, e le “Orecchie Corte”, che venivano dall’ovest. Le Orecchie Corte erano sottoposte alle Orecchie Lunghe, finchè, in una data situabile tra il 1680 e il 1774 (anche dopo la sua scoperta i visitatori dell’Isola di Pasqua furono pochissimi, e non esistono notizie certe sulla cronologia degli avvenimenti), le Orecchie Corte si ribellarono, massacrarono le Orecchie Lunghe e abbatterono gran parte dei Moai. Chi erano le Orecchie Lunghe e le Orecchie Corte? Con ogni probabilità provenivano da aree diverse del Pacifico e appartenevano a ceppi etnici differenti; ma perchè si erano rifugiati proprio in quella piccola isola, e come mai erano rimasti così in pochi? Chi aveva edificato i Moai, a che scopo e con che mezzi? La scultura dell’isola di Pasqua può essere divisa in tre periodi di cui il primo, forse, inizia intorno al 300 d.C. Allora l’architettura assomigliava a quella di TIAHUANACO, ed era caratterizzata da statue di media grandezza e osservatori solari. I “testoni” (secondo periodo) cominciarono ad apparire intorno al 1100; erano e sono tutt’ora appoggiati su piattaforme chiamate ahus, spesso costruite con pietre ricavate abbattendo gli osservatori (il terzo periodo è associato con il culto di un dio-uccello, rappresentato in diverse piccole sculture di legno e di pietra). Il Moai più grande è alto venti metri e pesa circa 82 tonnellate. Come poteva un popolo assai poco sviluppato tecnologicamente costruire simili colossi? Per quanto riguarda la scrittura (chiamata Rongo-Rongo, costituita da simboli e mai decifrata), perchè presenta sconcertanti analogie con i segni che compaiono su certi antichi sigilli ritrovati a MOHENJO DARO, in Pakistan? In realtà qualche enigma dell’isola di Pasqua è stato svelato: come si è ricordato nel congresso intitolato “Misteri risolti” che si è svolto a TORINO nel 1988, nel 1955 l’esploratore Thor Heyerdahl riuscì a mettere in piedi un Moai in diciotto giorni, con l’aiuto di dodici nativi e, come unici strumenti, tronchi e pietre. E’ dimostrato, dunque (ma non è detto che sia successo realmente), che anche la modesta tecnologia locale avrebbe potuto realizzare quelle opera imponenti. Related posts: La sfinge Le piramidi di Giza Tunguska Il triangolo delle Bermuda La fontana angelica
Plutone

Plutone Plutone, un tempo considerato il nono pianeta del nostro Sistema Solare, è stato riclassificato come “pianeta nano” nel 2006 dall’Unione Astronomica Internazionale (IAU).Questa decisione è stata presa in base a nuove definizioni che richiedevano che un pianeta dovesse orbitare attorno al Sole, avere una forma sferica mantenuta dalla propria gravità e aver pulito la propria orbita da altri detriti. Plutone soddisfa i primi due criteri ma non l’ultimo, dato che condivide la sua orbita con altri oggetti nel Cinturone di Kuiper, una regione di corpi ghiacciati oltre Nettuno. Plutone è estremamente lontano dal Sole, con un’orbita che varia da 30 a 49 unità astronomiche (UA), rendendo un anno su Plutone equivalente a circa 248 anni terrestri. A causa della sua orbita ellittica, per parte del suo anno Plutone è più vicino al Sole di Nettuno, sebbene le orbite dei due corpi non possano collidere a causa di una risonanza orbitale. Una delle scoperte più sorprendenti riguardo Plutone è stata la sua complessità geologica, rivelata in dettaglio dalla missione New Horizons della NASA nel 2015. New Horizons ha mostrato che Plutone ha un’ampia gamma di caratteristiche superficiali, comprese montagne di ghiaccio d’acqua alte fino a 3.500 metri, vasti campi di ghiaccio di azoto e metano, e formazioni che sembrano essere dune. Ha anche una sottile atmosfera composta principalmente da azoto, con tracce di metano e monossido di carbonio, che si espande man mano che Plutone si avvicina al Sole e congela quando si allontana.Plutone ha cinque lune conosciute: Caronte, la più grande, tanto che il sistema Plutone-Caronte è talvolta considerato un sistema binario. Le altre quattro lune più piccole sono Stige, Nix, Cerbero e Idra. Il pianeta nano presenta una grande varietà di colori sulla sua superficie, che vanno dal nero, all’arancione, al bianco, suggerendo una complessità chimica e geologica inaspettata. La superficie è anche sorprendentemente giovane in alcune aree, suggerendo che Plutone potrebbe avere processi geologici interni attivi. In sintesi, Plutone è un corpo celeste affascinante che continua a sfidare le nostre aspettative su cosa significa essere un pianeta (o un pianeta nano) nel nostro Sistema Solare. Le sue caratteristiche uniche e la sua complessità geologica e atmosferica forniscono un prezioso campo di studio per comprendere meglio la formazione e l’evoluzione dei corpi celesti nelle regioni esterne del nostro sistema. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Nettuno

Nettuno Nettuno è l’ottavo e più lontano pianeta del nostro sistema solare, noto per il suo intenso colore blu. Scoperto nel 1846, la sua scoperta è stata il risultato di predizioni matematiche piuttosto che di osservazioni casuali. Nettuno è simile a Urano nella sua composizione, essendo un gigante gassoso (o più precisamente, un gigante di ghiaccio) con un’atmosfera composta principalmente da idrogeno, elio e metano, con quest’ultimo che conferisce al pianeta il suo caratteristico colore blu. Nettuno ha un sistema di anelli sottili e 14 lune conosciute, la più grande delle quali è Tritone, che è geologicamente attiva con geyser di azoto liquido. Un aspetto distintivo di Tritone è la sua orbita retrograda, che suggerisce che potrebbe essere stato un oggetto del Kuiper catturato dalla gravità di Nettuno. Con venti che soffiano a velocità superiori a quelle di qualsiasi altro pianeta del sistema solare, che possono raggiungere i 2.100 km/h, Nettuno ha un clima estremamente dinamico con grandi tempeste simili agli uragani della Terra. Il pianeta ha un periodo orbitale di circa 165 anni terrestri, il che significa che dal 1846 ha completato solo un’orbita completa dal suo avvistamento. L’esplorazione diretta di Nettuno è stata finora limitata al flyby della sonda Voyager 2 della NASA nel 1989, che ha fornito preziose informazioni sul pianeta, sui suoi anelli e sulle sue lune. Come il pianeta più distante nel nostro sistema solare, Nettuno continua a intrigare gli scienziati che cercano di comprendere meglio la composizione e la dinamica dei corpi celesti ai confini del nostro sistema solare. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Urano

Urano Urano è il settimo pianeta dal Sole e si distingue per essere il primo pianeta scoperto con l’uso del telescopio, nel 1781, da William Herschel. È un gigante gassoso con una composizione primaria di idrogeno e elio, insieme a “ghiacci” come acqua, ammoniaca e metano. Il metano nella sua alta atmosfera conferisce a Urano il suo caratteristico colore blu-verde. Urano è noto per il suo asse di rotazione estremamente inclinato, quasi a 90 gradi rispetto al piano della sua orbita, il che significa che “rotola” lungo la sua orbita attorno al Sole. Questa unica inclinazione causa stagioni estreme e variazioni nella luminosità solare durante il suo lungo anno, che dura circa 84 anni terrestri. Il sistema di Urano include un sistema di anelli sottili, meno evidenti rispetto a quelli di Saturno, e 27 lune conosciute, molte delle quali prendono il nome da personaggi delle opere di William Shakespeare e Alexander Pope. Le lune più grandi e note includono Titania, Oberon, Umbriel, Ariel e Miranda. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Saturno

Saturno Saturno è il sesto pianeta dal Sole e il secondo più grande nel nostro sistema solare dopo Giove. Notabile per il suo sistema di anelli spettacolare, Saturno è un gigante gassoso composto principalmente di idrogeno con una piccola percentuale di elio e tracce di acqua, metano e ammoniaca. Questa composizione gli conferisce una densità media inferiore a quella dell’acqua; ciò significa che, se fosse possibile trovare un oceano abbastanza grande, Saturno galleggerebbe. Anelli: I suoi anelli sono composti da particelle di ghiaccio e roccia che variano in dimensione da granelli di sabbia a montagne. Si pensa che questi anelli si siano formati dalla distruzione di comete, asteroidi o lune disintegrate prima di raggiungere il pianeta, catturate dalla sua gravità. L’esatta origine degli anelli rimane oggetto di studio, ma offrono uno spettacolo mozzafiato sia per gli astronomi professionisti che per gli appassionati. Struttura e Atmosfera: L’atmosfera superiore di Saturno è caratterizzata da bande di nuvole e vortici, simili ma meno evidenti di quelli di Giove. Il pianeta ha anche un campo magnetico significativo, sebbene non così potente come quello di Giove. Lune: Saturno ha un gran numero di lune, con Titano e Encelado tra le più note. Titano, la seconda luna più grande del sistema solare dopo Ganimede di Giove, possiede una densa atmosfera ricca di azoto e un paesaggio variegato con montagne, pianure e laghi liquidi di idrocarburi. Encelado emette getti di vapore d’acqua nello spazio, suggerendo la presenza di un oceano sotto la sua superficie ghiacciata, potenzialmente abitabile per forme di vita microbica. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Giove

Giove Giove è il quinto pianeta dal Sole e il più grande del nostro sistema solare. È un gigante gassoso, senza una superficie solida definita, composto principalmente da idrogeno e elio. Le dimensioni impressionanti di Giove lo rendono un corpo celeste dominante nel sistema solare, con una massa che è più del doppio di quella di tutti gli altri pianeti messi insieme. Caratteristiche distintive: La Grande Macchia Rossa: Una delle caratteristiche più notevoli di Giove è la Grande Macchia Rossa, un enorme ciclone anticiclonico che imperversa da almeno 400 anni. Questa tempesta è talmente vasta che potrebbe contenere più volte la Terra. Le fasce atmosferiche: L’atmosfera di Giove è divisa in numerose fasce e zone, create da correnti d’aria di varie velocità e direzioni. Questo dà al pianeta il suo aspetto striato, con fasce chiare e scure che circolano attorno al globo. Il campo magnetico: Giove ha il campo magnetico più potente di tutti i pianeti del sistema solare, quasi 20.000 volte più forte di quello terrestre. Questo campo magnetico intrappola particelle cariche e crea intense aurore polari, simili a quelle terrestri ma molto più energetiche. I satelliti: Giove possiede un vasto sistema di lune, con 79 satelliti confermati fino all’ultimo conteggio. Le quattro più grandi, note come le lune galileiane (Io, Europa, Ganimede e Callisto), furono scoperte da Galileo Galilei nel 1610 e sono tra gli oggetti più intriganti del sistema solare. Ganimede, la più grande delle lune di Giove, è anche la più grande luna del sistema solare, superando in dimensioni il pianeta Mercurio. L’anello di Giove: Sebbene meno noti rispetto agli anelli di Saturno, Giove possiede anche un sistema di anelli, sebbene siano molto più sottili e composti principalmente da polvere. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Marte

Marte Marte, conosciuto anche come il “Pianeta Rosso” per il suo caratteristico colore ruggine, è il quarto pianeta del nostro sistema solare. Questo colore è dovuto alla presenza di ossido di ferro, o ruggine, sulla sua superficie. È un pianeta roccioso con una atmosfera sottile composta principalmente da anidride carbonica (CO2). Le temperature su Marte possono variare notevolmente, da un massimo di circa 20 °C a un minimo di -125 °C, a seconda della posizione e della stagione. Il pianeta ha due piccoli satelliti naturali, Fobos e Deimos, che si pensa siano asteroidi catturati dalla sua gravità. Marte presenta un terreno variegato con vulcani (come l’Olympus Mons, il vulcano più alto del sistema solare), profonde valli (come Valles Marineris, uno dei più grandi sistemi di canyon), e antichi letti fluviali e delta, che suggeriscono che in passato aveva acqua liquida sulla sua superficie.Con un giorno solare leggermente più lungo di quello terrestre (circa 24,6 ore) e un anno di 687 giorni terrestri, Marte ha stagioni simili a quelle della Terra, grazie al suo asse di rotazione inclinato. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Venere

Venere Venere è il secondo pianeta dal Sole nel nostro sistema solare e è noto per essere il più simile alla Terra in termini di dimensioni, massa e composizione. Tuttavia, le somiglianze finiscono qui, poiché Venere presenta condizioni estreme e un ambiente molto diverso da quello terrestre. Atmosfera e Clima: Venere ha un’atmosfera densa e calda, composta principalmente da anidride carbonica (CO2) con tracce di azoto e altre sostanze chimiche. Questa composizione contribuisce a un estremo effetto serra, che trattiene il calore e porta la temperatura superficiale media a circa 465 °C, abbastanza calda da sciogliere il piombo. Questo rende Venere il pianeta più caldo del sistema solare, superando anche Mercurio nonostante la sua maggiore vicinanza al Sole. Rotazione e Orbita: Un aspetto insolito di Venere è il suo movimento di rotazione. Ruota molto lentamente su se stesso in direzione retrograda, il che significa che ruota in senso opposto rispetto alla maggior parte dei pianeti, inclusa la Terra. Un giorno venusiano (il tempo che impiega per completare una rotazione su se stesso) è più lungo di un anno venusiano (il tempo che impiega per orbitare intorno al Sole), con un giorno che dura circa 243 giorni terrestri e un anno circa 225 giorni terrestri. Superficie: La superficie di Venere è giovane in termini geologici, con un’età stimata di circa 300-500 milioni di anni, e principalmente composta da basalto. È caratterizzata da un vasto numero di vulcani (alcuni dei quali potrebbero ancora essere attivi), pianure alluvionali, montagne e grandi altopiani. Le missioni spaziali hanno rivelato che Venere ha più vulcani di qualsiasi altro pianeta nel sistema solare. Pressione Atmosferica: La pressione atmosferica sulla superficie di Venere è estremamente alta, circa 92 volte quella della Terra al livello del mare. Questo equivale alla pressione che si esperirebbe a circa 900 metri di profondità negli oceani terrestri. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Mercurio

Mercurio Mercurio è il pianeta più vicino al Sole nel nostro sistema solare.A causa della sua prossimità al Sole, Mercurio completa un’orbita intorno ad esso in soli circa 88 giorni terrestri, il che lo rende il pianeta con l’anno più breve del sistema solare.La sua distanza dal Sole varia durante l’orbita a causa della sua traiettoria ellittica. Mercurio è un pianeta roccioso, come la Terra, e fa parte della categoria dei pianeti terrestri, che comprende anche Venere, Marte e la Terra stessa. Ha un diametro di circa 4.880 chilometri, rendendolo il più piccolo pianeta del nostro sistema solare. Nonostante le sue piccole dimensioni, Mercurio possiede un campo magnetico, il che è piuttosto insolito per un pianeta della sua dimensione. La superficie di Mercurio è crivellata di crateri simili a quelli presenti sulla Luna, risultato di impatti con asteroidi e comete durante la sua lunga storia.Tra le caratteristiche più notevoli della sua superficie ci sono le scarpate o rupes, che sono enormi fratture geologiche generate dal raffreddamento e dalla contrazione del nucleo interno del pianeta. Le temperature su Mercurio sono tra le più estreme del sistema solare: possono raggiungere fino a 430 °C durante il giorno e scendere fino a -180 °C durante la notte. Questo intervallo di temperatura è dovuto alla sottile atmosfera del pianeta, che è incapace di trattenere il calore. L’atmosfera di Mercurio è composta principalmente da atomi di sodio, potassio e ossigeno, ma è così tenue che il cielo di Mercurio appare sempre nero, anche di giorno. A causa della sua vicinanza al Sole, Mercurio non è facilmente osservabile a occhio nudo dalla Terra, eccetto durante l’alba o il tramonto, quando si trova lontano dal bagliore solare. Le missioni spaziali come Mariner 10 e MESSENGER hanno fornito gran parte delle conoscenze che abbiamo oggi su questo intrigante pianeta. Related posts: Le piramidi di Giza Città del Vaticano Napoli: Il centro storico Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo
Paesi sulla linea equatoriale

L’equatore attraversa le terre e/o i mari di 13 stati; questi sono: Sao Tomè e Principe Informazioni: São Tomé e Príncipe, una nazione insulare africana vicina all’equatore, fa parte di una catena vulcanica caratterizzata da singolari rocce, formazioni di coralli, foreste pluviali e spiagge. Sull’isola più grande, São Tomé, si trova il bacino d’acqua della Lagoa Azul. Il Parco Nazionale di Ôbo, la cui giungla è un ricco habitat naturale di animali e piante, ricopre la maggior parte del territorio di São Tomé e si contraddistingue per il Pico Cão Grande, una roccia vulcanica dalla forma simile a un grattacielo. Capitale: São Tomé Continente: Africa Una spiaggia solitaria sull’isola di Rolas, dove passa la linea dell’Equatore. Lontana dalle rotte del turismo, la minuscola São Tomé e Príncipe conserva il fascino decadente del passato coloniale e vanta una natura prorompente fatta di foreste, cascate, piantagioni di cacao, spiagge di sabbia candida, acque color smeraldo frequentate da tartarughe, delfini e balene. Gabon Informazioni: Il Gabon è una nazione che si estende lungo la costa atlantica dell’Africa Centrale e che possiede vaste zone di parchi protetti. La foresta costiera che rientra nei confini del famoso Parco Nazionale di Loango ospita un’ampia varietà di animali, dai gorilla agli ippopotami, alle balene. Il Parco Nazionale di Lopé è composto invece per buona parte da foresta pluviale. Il Parco Nazionale di Akanda è conosciuto per le mangrovie e le spiagge soggette a marea. Capitale: Libreville Continente: Africa Il Gabon è uno dei paesi dell’Africa attraversato dalla linea dell’Equatore. La fascia costiera, che si allunga per oltre 800 km, prosegue nell’entroterra con una zona pianeggiante in corrispondenza della piana del fiume Ogoouè. La pianura lascia spazio ad altopiani nella parte centrale del paese che non superano l’altezza di 600 metri sul livello del mare. La terza parte quella più interna, presenta catene montagnose che raggiungono anche i 1200 metri. Tutto il paese è interessato dalla foresta tropicale, che si distingue in particolar modo in questo stato per essere ancora incontaminata in una buona percentuale. Il Gabon confina a nord con Guinea Equatoriale e Camerun, a est e sud con la Repubblica del Congo, mentre a ovest si apre sul Golfo di Guinea. Repubblica del Congo Informazioni: La Repubblica del Congo è uno Stato dell’Africa centrale e un’ex-colonia francese. Dal 1969 al 1992 fu denominata Repubblica Popolare del Congo. La capitale è Brazzaville. Capitale: Brazzaville Continente: Africa La Repubblica del Congo si trova nella parte centro-occidentale dell’Africa subsahariana, a cavallo dell’Equatore. A sud e a est ha come confini naturali il Congo e un suo affluente, l’Ubangi sulla riva opposta del quale si trova la Repubblica Democratica del Congo, a ovest si affaccia sull’Oceano Atlantico (Golfo di Guinea). Repubblica Democratica del Congo Informazioni: La Repubblica Democratica del Congo è uno Stato dell’Africa centrale. Tra il 1960 e il 1964 era denominata Repubblica del Congo e dal 1971 al 1997 Zaire. Capitale: Kinshasa Continente: Africa Il nord del Paese è una delle più grandi aree di foresta equatoriale al mondo; la zona orientale costeggia il grande rift est-africano, area di montagne, di colline, di grandi laghi, ma anche di vulcani. Il Sud e la zona centrale, area di savana alberata, forma un altopiano ricco di minerali. Nella parte estrema a ovest, in una quarantina di chilometri a nord della foce del fiume Congo si sviluppa la costa sull’oceano Atlantico. È il paese francofono più popoloso al mondo, avendo una popolazione stimata di più di 90 milioni di abitanti. Varie centinaia di diverse etnie nere africane formano la popolazione del Paese. Uganda Informazioni: L’Uganda è un paese dell’entroterra dell’Africa orientale il cui territorio variegato comprende i picchi innevati dei monti Rwenzori e l’immenso Lago Vittoria. La sua ricca fauna selvatica comprende scimpanzé e uccelli rari. Il remoto Parco Nazionale Impenetrabile di Bwindi è un famoso luogo di rifugio per i gorilla, mentre il Parco Nazionale delle cascate Murchison, a nord-ovest, è conosciuto per le cascate di 43 m e per la fauna locale, che include gli ippopotami. Capitale: Kampala Continente: Africa L’Uganda, ufficialmente Repubblica dell’Uganda, è uno Stato dell’Africa Orientale, con capitale Kampala. Confina a nord con il Sudan del Sud, a est con il Kenya, a sud con la Tanzania e il Ruanda e a ovest con la Repubblica Democratica del Congo; non ha sbocchi al mare. La parte meridionale del territorio comprende una parte sostanziosa del Lago Vittoria che, per il resto, appartiene a Kenya e Tanzania. L’Uganda è una repubblica dittatoriale con un sistema politico non partitico; attualmente il capo di Stato è Yoweri Museveni e il capo del governo è Robinah Nabbanja. Le lingue ufficiali sono l’inglese e lo swahili, mentre il costume tradizionale è il kanzu. Il suo nome deriva dall’antico regno Buganda, che comprendeva la sezione meridionale del paese, in cui è inclusa la capitale Kampala. Kenya Informazioni: Il Kenya è una nazione dell’Africa orientale con la costa affacciata sull’Oceano Indiano. Comprende savane, zone lacustri, la suggestiva Rift Valley e rilievi montuosi. Qui si trovano animali selvaggi come leoni, elefanti e rinoceronti. Da Nairobi, la capitale, è possibile partecipare ai safari che attraversano la riserva Maasai Mara, famosa per le annuali migrazioni di gnu, e il Parco Nazionale Amboseli, da dove si può ammirare il monte della Tanzania, il Kilimangiaro, alto 5895 m. Capitale: Nairobi Continente: Africa Una signora vi farà per pochi dollari una dimostrazione pratica e molto convincente del famoso Effetto Coriolis. L’esperimento consiste nel prendere una bacinella piena d’acqua (con un piccolo buco sul fondo da cui l’acqua fuoriesce lentamente) e vedere in quale senso ruota l’acqua, grazie anche ad un pezzettino di legno appoggiato in superficie. E’ incredibile scoprire come a pochi metri a nord della linea dell’equatore, il vortice d’acqua giri in senso orario, a pochi metri a sud giri in senso antiorario, mentre sulla linea dell’Equatore non si crea alcun vortice. Somalia Informazioni: La Somalia, ufficialmente Repubblica Federale di Somalia, nota anche come Penisola dei Somali o Paese dei Somali, è uno Stato dell’Africa orientale situato nel Corno d’Africa. Wikipedia Capitale: Mogadiscio Continente: Africa Morfologicamente la Somalia è costituita principalmente da altopiani e pianure. Nell’estremo nord tuttavia, è presente la catena montuosa del Karkaar che si eleva al di sopra della costa sul Golfo di Aden. Il clima è caldo tutto l’anno, fatta eccezione per alcune regioni più elevate nel nord. Le precipitazioni sono scarse e la maggior parte della Somalia ha un ambiente semiarido o
Meraviglie del mondo

Se le 7 meraviglie del mondo antico sono andate (quasi) tutte perdute, quelle del mondo moderno continuano a lasciare a bocca aperta i visitatori che le raggiungono da ogni angolo del globo. Opere architettoniche leggendarie, capaci di ammaliare oggi come ieri: dalla Piramide di Cheope, l’unica delle meraviglie del mondo antico a essere resistita fino ai nostri giorni, al romantico Taj Mahal, parte dell’elenco delle 7 meraviglie del mondo moderno, tutte le curiosità. 7 meraviglie del mondo antico: quali sono? Mastodontiche, per certi versi inimmaginabili per la civiltà contemporanea, sicuramente bellissime. Le sette meraviglie del mondo antico, oggi tutte distrutte eccetto la Piramide di Cheope, erano dei gioielli in Terra: la lista che le decretò venne redatta dai greci e dai romani che, nel III secolo a.C., stabilirono quali fossero le costruzioni architettoniche meritevoli di un tale riconoscimento. Tra queste, oltre alla sopracitata Piramide di Cheope, i Giardini Pensili di Babilonia, orti botanici terrazzati di rara bellezza; il Faro di Alessandria, i cui resti sono osservabili grazie a delle immersioni subacquee e, ancora, il possente Colosso di Rodi. Di seguito, l’elenco delle 7 meraviglie del monto antico: • Piramide di Cheope• Giardini Pensili di Babilonia• Statua di Zeus a Olimpia• Tempio di Artemide a Efeso• Colosso di Rodi• Mausoleo di Alicarnasso• Faro di Alessandria L’elenco delle 7 meraviglie del mondo moderno Chi ha stabilito l’elenco delle 7 meraviglie del mondo moderno? A guardar bene, un sondaggio internazionale lanciato in occasione delle Olimpiadi di Sidney del 2000: l’iniziativa, promossa dalla società NOWC, è stata lanciata dal giornalista Bernard Werber che, attraverso un referendum mondiale online, ha coinvolto la rete nell’eleggere le nuove sette meraviglie del mondo. Visto l’enorme successo, il sondaggio ha coinvolto 150 edifici architettonici e si è concluso solo sette anni dopo, il 7 luglio 2007. Le sette meraviglie del mondo moderno sono: • Grande Muraglia Cinese• Petra• Cristo Redentore• Machu Picchu• Chichén Itzá• Colosseo• Taj Mahal Quali sono le 7 meraviglie del mondo naturale? E sempre la NOWC, l’11 novembre 2011, ha annunciato l’elenco delle 7 meraviglie del mondo naturale. Non opere architettoniche, quindi, bensì luoghi in cui la natura si manifesta in tutta la sua ineguagliabile bellezza. Tra i vincitori non c’è neanche un sito europeo: per esempio il Cervino e il Vesuvio, unici luoghi a rappresentare l’Italia, non sono riusciti ad entrare nemmeno nell’elenco delle prime quattordici. Quindi, quali sono le sette meraviglie del mondo naturale? Eccole di seguito: • Amazzonia• Cascate dell’Iguazú• Monte della Mensola• Baia di Ha Long• Isola di Jejudo• Isola di Komodo• Fiume sotterraneo di Puerto Princesa Le curiosità sulle 7 meraviglie del mondo antico e moderno Per scoprire tutte le curiosità sulle 7 meraviglie del mondo antico e moderno, cosa le ha rese così celebri e le loro incredibili storie, scorri la gallery Related posts: Roma: Il centro storico Napoli: Il centro storico La sfinge Documenti di Isaac Newton La lettera di Cristoforo Colombo