Galeazzo Ciano

Galeazzo Ciano

GALEAZZO CIANO (1903 – 1944)

Irriverente, provocatorio, impulsivo, è stato una delle figure più generose, e al tempo stesso la più tragica del Ventennio, se solo si pensa che fu messo a morte nonostante fosse il genero di Mussolini.

Nasce a Livorno nel 1903, figlio di Costanzo, ufficiale della marina militare e futuro eroe della 1° guerra mondiale, nonché stimato e fedelissimo collaboratore del Duce.

Iscrittosi a Roma alla facoltà di giurisprudenza, inizia a collaborare ai giornali come critico tatrale. A 23 anni vince un concorso in diplomazia e inizia la carriera con un incarico a Buenos Aires, seguito da un trasferimento a Pechino. A combinare il suo matrimonio con la ventenne Edda Mussolini è Arnaldo, fratello del Duce e succedutogli alla direzione del Popolo d’Italia.

Si giunge alle nozze il 24 aprile 1930 in pompa magna, presente tutta la Roma che conta.

Ora Galeazzo è destinato veramente a fare carriera ed il primo passo è l’incarico di Console generale a Shangai. Qui la coppia vive i tre anni sicuramente più felici e sereni. Alla fine del 1931 nasce il primogenito Fabrizio, cui seguiranno Carolina e Marzio. Durante la guerra civile in Cina, il presidente della Società delle Nazioni, l’inglese Eric Drummond, conferisce a Ciano il prestigioso e difficile incarico di presidente della commissione internazionale di controllo. Ad appena 29 anni, Ciano porta a termine brillantemente l’incarico.

Ed è a questo punto che il Duce lo richiama a Roma, affidandogli l’incarico di capo ufficio stampa del governo. La travolgente carriera politica lo porterà a ministro degli Esteri nel 1936.

Ciano è ormai considerato da tutti il delfino del Duce e gli si attribuisce maggiore influenza sulle vicende politiche, specie sulla politica estera, di quanta in effetti ne abbia. Certamente ha voce in capitolo nell’intervento italiano in Spagna e nella decisione di occupare l’Albania. Ma nulla può, malgrado la sua ostilità verso Hitler e il nazismo, per scongiurare la fatale alleanza tra Italia e Germania, che Ciano fa di tutto per contrastare. Da quel momento i suoi diari (quaderni nei quali ogni giorno annotava eventi , dialoghi e sensazioni) diventano l’atto di accusa più tremendo contro il nazifascismo e le sue responsabilità nella catastrofe della guerra. Una pagina memorabile dei diari  rimane quella relativa all’entrata in guerra dell’Italia il 10 giugno 1940, quando Mussolini chiama Ciano e gli dice: “Mi serve un migliaio di morti per sedermi al tavolo della pace”. Ecco un’altra pagina di Ciano, tratta dall’introduzione ai diari: “Da Salisburgo in poi la politica di Berlino verso di noi non è stata che una rete di menzogne, di intrighi e di inganni. Siamo sempre stati trattati non come soci, ma come servi. Soltanto la turpe viltà di Mussolini poteva, senza reazione, sopportare e fingere di non vedere”.

Della forza dirompente di quei diari Ciano ne è consapevole e lo sono anche i tedeschi che fanno di tutto per venirne in possesso dopo l’8 settembre 1943, allorchè Ciano viene arrestato in Germania e tradotto nella fortezza degli Scalzi a Verona. I diari però vennero posti in sicurezza in Svizzera da Edda e venduti, dopo la fine della guerra, a un editore americano.

Per processare i membri del Gran Consiglio, il governo di Salò aveva varato una legge retroattiva, che prevedeva la pena di morte per coloro che avevano semplicemente esercitato un loro diritto costituzionale. E Ciano, al famoso processo di Verona, viene condannato a morte assieme ai pochi, tra quelli che il 25 luglio 1943 avevano votato a favore della destituzione del Duce; De Bono, Gottardi, Pareschi e Marinelli.

Per tentare in extremis di salvare il marito, Edda scrive al padre: “Duce ho atteso fino ad oggi che mi dimostrassi un minimo sentimento di umanità e di giustizia. Ora Basta. Se entro tre giorni Galeazzo non sarà in Svizzera, secondo le modalità che ho fatto conoscere ai tedeschi, tutto ciò che so, con prove alla mano, sarà usato in forma spietata. In caso contrario,  e qualora tutti noi Ciano saremo lasciati vivere tranquilli, non sentirete più parlare di noi. Edda Ciano”.

Ma neppure queste parole di una figlia ad un padre possono più influire sugli eventi. Mentre Edda riesce a fuggire in Svizzera con i figli e i diari, Ciano viene fucilato alle 9.20 del 11 gennaio 19414 a Verona. Poichè non era morto sul colpo, il comandante del plotone, Nino Furlotti, aveva dovuto sparargli due colpi di pistola alla tempia destra.

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