Verso la maturità

Lasciando i PINK FLOYD, Syd Barrett si era impegnato con la Harvest per incidere almeno un disco l’anno e nel gennaio del 1970 esce The madcap laughs. Pur disponendo di ottimi musicisti, Syd aveva creato i soliti problemi di sempre lasciando per oltre un anno e mezzo tutto il materiale destinato al suo primo album da solo.

Roger Waters e David Gilmour presero veramente per mano il vecchio amico e finirono di comporre con lui i titoli mancanti, partecipando fattivamente alla produzione dell’album.

Dieci mesi dopo uscirà il secondo album di Syd, Barrett, questa volta prodotto da David Gilmour e Richard Wright. Ma ormai Syd si era rinchiuso completamente in se stesso e viveva lontano da tutti, solo nella sua casa di Cmbridge, con la pittura e la sua chitarra come unica amica.

I PINK FLOYD hanno continuato ad avere per Syd molto più che un reale interesse, ma certo non era più possibile stargli dietro e rincorrerlo in continuazione come ai vecchi tempi, il ritmo dei quattro è divenuto ormai febbrile, nel maggio del 1970 volano in America per una turnèe e, tornati in Europa suonano il 27 giugno al Festival di Bath dove, accompagnati da un coro ed un’orchestra classica presentano la loro nuova suite Atom earth mother riscuotendo un successo enorme.

Il giorno dopo volano a Rotterdam e la Atom earth mother è il primo discoloro esibizione sarà filmata dal regista Roman Polanski per un film che non uscirà mai.

L’uscita di Atom earth mother è prevista per il mese di ottobre, ma prima che l’album venga immesso sul mercato, i PINK FLOYD volano di nuovo in America per un tour promozionale dove tutte le città toccate vengono tappezzate da gigantografie raffiguranti la classica mucca.

Atom earth mother è il primo disco nel quale i PINK FLOYD si avvalgono di collaborazioni esterne quali Ron Geesin esperto arrangiatore e di tecniche di registrazione e sovra incisioni, nonché del tecnico del suono Alan Parsons.

Partendo per gli Stati Uniti avevano lasciato a Geesin soltanto una registrazione con l’impegno di adattarci i cori e i fiati. Non si sapeva esattamente cosa volessero e neanche il titolo e fu abbastanza angosciante per Geesin portare avanti il lavoro. Ma alla fine tornati dall’America la partitura scritta da Geesin fu perfezionata con Gilmour e Wright e sottoposta a John Aldiss, l’allora direttore della migliore corale inglese, che mise a punto il tutto. A questo punto mancava solo il titolo che venne fuori da un articolo scritto su un giornale che Mason, in una delle tante riunioni, stava sfogliando: il caso di una donna tenuta in vita da un cuore atomico per permetterle di partorire.

La suite, divisa in sei movimenti, è una vera e propria opera sinfonica rock, in cui si mescolano musica classica con arie che ricordano Wagner e Bach a rumori di ambiente, si percepisce come i PINK FLOYD siano amalgamati, armonizzando tutti le proprie qualità di musicisti.

Vengono invitati, come ospiti di onore, al festival di Musica Classica di Montreaux ed esegue la suite di Atom earth mother insieme all’Orchestra Sinfonica di Vienna ed è la prima volta che un gruppo rock si esibisce in un concerto di musica classica, contribuendo ad uno scambio culturale di notevole impatto, portando tanta gente che ascoltava solo musica classica ad apprezzare il rock e per contro, facendo scoprire al giovane pubblico rock la musica classica.

Nel 1971 i PINK FLOYD alternano una serie infinita di concerti, che li porterà anche a Roma e Milano, Giappone ed Australia, Europa ed America, ad estenuanti giornate in studio di registrazione per preparare il nuovo album.

Dopo quasi undici mesi esce la loro ultima fatica, Meddle.

In questo album i PINK FLOYD ritornano alle loro vecchie atmosfere, continuando però a seguire il loro cammino di evoluzione lenta e costante attraverso la sperimentazione musicale.

Vengono messi da parte i cori e le orchestre sinfoniche lasciando più spazio ai rumori della natura, al cinguettio di un uccello, all’abbaiare di un cane, gli echi si rincorrono.

L’idea di base usata per Atom earth mother è presente anche in questo disco ed anche qui una intera facciata è riempita da una suite: Echoes.

Il lavoro discontinuo fatto durante l’anno, aveva fatto si che alcuni brani vennero composti in pochissimo tempo, ad esempio One of these days, una delle più belle canzoni scritte dai quattro, venne composta in un quarto d’ora! Mentre per Echoes furono composte 36 melodie e dopo tre settimane venne scelta quella che compose la suite, articolata in diversi movimenti come Atom Earth Mother, ma con pochissime similitudini.

I primi mesi del 1972 i PINK FLOYD sono impegnati in una lunga turnèe in Gran    Bretagna    e per l’occasione utilizzano un nuovo tipo di impianto di amplificazione, con un banco di missaggio a 28 canali e un impianto quadrifonico a 360°. Tutto l’equipaggiamento dal peso di circa 10 tonnellate viaggiava su 3 autocarri e veniva montato ogni giorno da una squadra di 7 persone.

Il tour tocca 10 delle maggiori città inglesi e si conclude a Londra dove per 4 serate di fila suonano al Raimbow Theatre.

In questa serie di concerti, significativi di un cambio di direzione che sarà fondamentale nella carriera dei Pink Floyd, la prima parte è dedicata ai loro pezzi classici, mentre la seconda parte alle loro nuove composizioni e per l’occasione eseguono per intero tutti gli arrangiamenti che andranno a comporre l’album The dark side of the moon.

Appena ultimata la turnèe inglese, i Pink Floyd si recano in Francia negli Strawberry Studios di Chateau d’Hierouville dove, dal 23 al 29 febbraio registrano il loro nuovo album Oscured by clouds, un’altra colonna sonora da film che rappresenta la testa d’ariete del mercato americano, incentrata sul risveglio spirituale di una ragazza a Papua Nuova Guinea. Chiusa questa veloce parentesi, il mastodontico tour prosegue in Giappone, Australia, Nord America ed in Europa davanti alle più vaste platee mai affrontate fino a quel momento. Il ritmo di vita dei quattro è forsennato e cominciando a da evidenti segni di stanchezza,

decidono di riposarsi in quell’estate del ’72.

Il 1972 non si è ancora concluso per i PINK FLOYD: prima della fine dell’anno esce su tutti gli schermi quello che si può definire il loro primo film, Pink Floyd at Pompeii.

Si tratta di una coproduzione di alcune televisioni europee diretta da Adrian Maben, un regista inglese specializzato in documentari. Lo scenario naturale del teatro romano di Pompei crea un perfetto connubio fra l’antico ed il nuovo, in cui l’architettura romana si sposa         magistralmente con l’avanguardia musicale, rendendo l’opera tecnicamente molto raffinata. Non si tratta né di un film concerto e né di un film a soggetto, ma di un documentario, tipologia di rappresentazione prima nel suo genere e che sarà ripresa, con le dovute differenze dai Led Zeppelin per il loro “The song remains the same”.

 

0 0 votes
Article Rating
0Shares